N.o.n.n.a.


grandmother-923871_960_720.jpg“Tutto bene, NonnaNenna? Non hai mangiato quasi nulla, stasera!” aveva domandato Cheddonna, abituata a vedere il piatto della nonna meticolosamente ripulito dalla minima traccia di cibo. Ultimamente NonnaNenna si comportava in modo insolito: mangiava svogliatamente e trovava mille motivi per farsi accompagnare in giro da Corazon, la sua badante. Spesso faceva e riceveva telefonate sul  nuovo cellulare dai tasti grandi che la nipote le aveva regalato per Natale, dicendole che, con quello, avrebbe potuto facilmente chiamarla in caso di necessità. Quando la suoneria a volume 40 iniziava a suonare, NonnaNenna si appartava nella stanza più remota della casa e, poiché il trasferimento richiedeva alcuni minuti,  le toccava quasi sempre richiamare il numero che il display a lettere cubitali indicava come ultima telefonata ricevuta. Una volta terminata la conversazione NonnaNenna chiamava in disparte Corazon, salutava tutti e, inforcati borsetta e bastone da passeggio, varcava la porta di casa e spariva con lei dietro la porta dell’ascensore.

Per ore.

Nessuno sapeva dove andasse e cosa facesse. Nessuno a parte  l’Armida, l’Elvezia e la Zaira, ossia le amiche del N.O.N.N.A.(Nuova organizzazione nonne + o -novantenni ardite) e le rispettive badanti. (continua)

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