29 febbraio:il giorno che non c’è.


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E’ strano venire al mondo il ventinove febbraio. A pensarci bene è come nascere in un giorno che non esiste, e di cui ci si ricorderà soltanto dopo quattro anni, quando tornerà a incunearsi a forza tra il ventotto febbraio e il primo marzo, scalzando il susseguirsi regolare dei giorni.Una convenzione, una manciata di ore da recuperare che non si sapeva dove altro mettere.

La signora Berenice, la mamma di Cheddonna, aveva scelto proprio quel giorno per fare la sua comparsa nel mondo, settantadue anni prima, e da allora aveva festeggiato il suo compleanno soltanto ogni quattro anni. E, forse per non sentirsi cadere addosso quattro anni tutti insieme, aveva deciso che ogni volta avrebbe aggiunto una sola candelina alla torta. Finora ne aveva spente diciassette, come gli anni che, diceva, sentiva di avere.

“Quest’anno divento maggiorenne!” cinguettava a chi le telefonava o le scriveva per farle gli auguri, e Cheddonna non riusciva a capire se in quella dichiarazione ci fosse più vanità, incoscienza o  disperazione.

Forse quella donna, che aveva trascorso la sua vita a fuggire da ogni tipo di responsabilità, stava solo scappando da se stessa, pensava e, forse, quel suo essere eternamente adolescente non era nemmeno colpa sua.

Dopo tutto è strano venire al mondo in un giorno che non c’è.

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