download (1)A Cheddonna piaceva la Pasqua, per prima cosa perché cade in primavera, la stagione in cui tutto intorno sembra sprizzare felicità e voglia di vivere (e in cui i negozi di abbigliamento si riempiono di nuove, irresistibili suggestioni) e poi perché se, come recita il detto, è di rigore trascorrere”Natale con i tuoi” , non si può dire lo stesso della Pasqua, che si può condividere “con chi vuoi”senza nessunissimo senso di colpa.

Quell’anno, viste le previsioni meteorologiche  particolarmente infauste, Cheddonna e Miomarito avevano preferito non lasciare la città come facevano di solito, e si accingevano a organizzare il pranzo del giorno di Pasqua.

“Per il menù, cara, ho già pensato a tutto io, così non ti affatichi” aveva esordito Miomarito,  che aveva optato per un catering presso una rinomata rosticceria.

“Almeno a Pasqua si mangia qualcosa di buono!” aveva borbottato IlPrincipe, col suo nuovo vocione da adulto in rodaggio.

Cheddonna aveva fatto finta di non sentire. “Bene, quest’anno non avevo proprio voglia di mettermi ai fornelli! Piuttosto, vogliamo invitare qualcuno? Non so, la Fulvia, Unozio e i bambini?”

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