La vie en rose


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Ci sono giorni in cui è il colore stesso del cielo a farti decidere quale umore indossare, tra tutti quelli possibili, e giorni in cui non si ha voglia nemmeno di alzare gli occhi per scoprire di che colore è, il cielo; giorni di addii mascherati da arrivederci, di frasi pronunciate per rassicurare quasi più se stessi che gli altri. In giorni come quello, Cheddonna si avvolgeva un po’ più strettamente nel suo impermeabile primaverile e camminava controvento, dodici centimetri sopra la terra, cercando di seminare la malinconia dietro di sé.

Poi, salita in macchina, tornava verso casa, seguendo le strade che faceva ogni giorno, più volte, e che pure, in quei momenti, le sembravano estranee. Ma se, colta da un’improvvisa ispirazione, decideva di deviare leggermente dal solito percorso, e imboccava il viale alberato che d’inverno non percorreva mai perché la vista degli alberi nudi contro il cielo le metteva troppa tristezza, ecco che la prospettiva cambiava improvvisamente.

D’un tratto, lungo i bordi della strada, decine di nuvole rosa accendevano di magia i marciapiedi, come tanti coni di zucchero filato, o piumini per la cipria, messi lì per far più bello il cielo. Cheddonna passava tra quelle due ali di alberi fioriti ogni volta con lo stesso, immutato stupore e si sorprendeva a pensare a come, talvolta, vedere “la vie en rose” dipenda soprattutto da quale strada si scelga di percorrere.

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