portieraDa qualche giorno la sua auto aveva cominciato a emettere un fastidioso ronzio, perciò Cheddonna, suo malgrado, aveva deciso di portarla dal meccanico che, dopo averla fatta attendere per una  buona  mezz’ora all’ingresso di un’officina apparentemente deserta e spazzata da un vento gelido, aveva finalmente  deciso di concederle udienza.

Dopo aver ascoltato con sufficienza la dettagliata descrizione del problema fornitagli da Cheddonna, Anandooo aveva requisito il veicolo e, in cambio, le aveva messo a disposizione un’auto di cortesia.

“Be’, è già un passo avanti!” pensava Cheddonna, prima di trovarsi di fronte la macchina in questione, un modello risalente a una ventina d’anni prima, con motore Euro -1, che pareva faticare non poco a tenere insieme i pezzi di cui era composta.

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sconti

Tre anni prima.

Da qualche tempo Cheddonna stava pensando di cambiare l’arredamento del salotto e  aveva adocchiato un divano in pelle a dodici posti che pareva fare proprio al caso suo.

Vero che loro tre, con NonnaNenna, sarebbero arrivati a occuparne solo un terzo, ma vuoi mettere quando ci sono ospiti? e poi, senza dubbio, arreda.

“Hai sentito, Miomarito? Da Canapè e ottomane ci sono i super saldi con sconti fino al 70% del 40%, ma dobbiamo affrettarci: la promozione scade esattamente fra quattordici ore e ventitré minuti!”

“Ma cara, ora il negozio sarà  chiuso. Possiamo andarci domattina con comodo, verso le nove.” aveva provato a suggerire lui.

“Ma sei matto? Ci saranno code chilometriche!Dobbiamo andarci subito!” aveva esclamato Cheddonna,  prendendo Miomarito sottobraccio.

Da Canapé & ottomane, alle nove di sera, c’era già una piccola folla accampata nei pressi della porta scorrevole, sbarrata per la notte, e molti altri stavano arrivando.

“Hai visto?”aveva sibilato Cheddonna, dando una gomitata a Miomarito. “Guarda quanta gente! Speriamo di non essere arrivati troppo tardi !”

Avevano aspettato tutta la notte, senza muoversi dalla fila per non perdere il posto e, alle nove in punto, avevano visto le porte del negozio aprirsi magicamente, schiudendo loro la Terra Promessa.

Facendosi largo tra la folla insonnolita, erano riusciti ad accaparrarsi una commessa e, alle dieci in punto, proprio allo scadere della promozione, avevano firmato l’ordine di acquisto che garantiva loro quell’irripetibile super sconto. Ora, stanchi ma felici, potevano tornare finalmente a casa.

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kefiahA Cheddonna non erano mai piaciute le divise. Non amava le uniformi militari, benché riconoscesse che talune, come quelle della marina, fossero piuttosto eleganti, ma nemmeno quel genere di abbigliamento codificato che rende immediatamente riconoscibili gli appartenenti a uno stesso movimento di pensiero o gruppo socio-culturale che dir si voglia.

Quando la Fulvia la trascinava con sé a una delle sue manifestazioni  pacifiste, Cheddonna  portava sì la kefiah come la quasi totalità dei partecipanti, ma solo perché quei disegni, neri o rossi su fondo bianco secondo l’out-fit indossato per l’occasione, e quelle nappe in tinta, le avevano sempre messo allegria.Non capiva perché, poi, la scelta di abbinarla con un paio di decolleté di Prada o una borsa di Gucci fosse guardata con sospetto e finanche disapprovazione dagli altri manifestanti.Personalmente era convinta che solo la contaminazione di stili portasse a una  libera circolazione delle idee, altrimenti costrette entro i limiti dell’appartenenza ad un unico modello di pensiero.

“L’abito non fa il monaco”diceva sempre  NonnaNenna, che era giunta da molto tempo  alle stesse conclusioni della nipote.

E lo stesso valeva per il linguaggio. Cheddonna aveva sempre provato un’istintiva diffidenza e una vera e propria allergia  nei confronti di ogni tipo di slogan o di frasario stereotipato.

E aveva sempre il sospetto che, dietro a ogni frase fatta, a ogni parola imparata a memoria, si celasse soltanto un vuoto di pensiero.

“Io non parlo così, io non penso così!” ripeteva spesso, citando Nanni Moretti.

La sua, lo sapeva, era allergia all’uniformità.

 

 

 

 

Ciao Chiara Pesenti, questa sera gli amici del nostro Caffè Letterario faranno la tua conoscenza. Cominciamo quindi con le presentazioni.
Ciao, Anna, e buonasera a tutto il gruppo!

D. Leggo dalla tua biografia che sei laureata in lettere moderne e hai fatto l’insegnante di sostegno alle medie per qualche anno. Adori leggere e scrivere fin da quando eri bambina. Tutto è cominciato sulle pagine di un giornalino locale, dove pubblichi ancora adesso (dal 2009) le avventure di Cheddonna. Poi hai aperto il blog cheddonna.wordpress.com, nel 2012 e da lì, su invito di una casa editrice a cui eri piaciuta, Arpeggio Libero,è nata la prima raccolta delle avventure di Cheddonna. Da allora (maggio 2015) hai continuato a scrivere sul blog. Nel frattempo? Altri progetti in cantiere?

R. Come hai già detto tu, dopo la pubblicazione de “il mondo di Cheddonna”, lo scorso anno, ho continuato a scrivere le avventure della mia protagonista sul blog, con una cadenza più o meno settimanale. Nello stesso periodo ho cominciato a strutturare un romanzo lungo, che mi sta coinvolgendo molto, ma che mi sta facendo sudare le classiche “sette camicie”, perché è piuttosto complesso. Spero di riuscire a portarlo a termine entro la fine dell’anno.

D. E veniamo al mondo di Cheddonna. Una donna di 45 anni, un marito, un figlio, il Principe, ed una vita straordinariamente normale. Intorno a lei ruotano una serie di personaggi, veri o immaginari, che movimentano la vita della protagonista. Da dove nasce lo spunto e perché definisci questo romanzo “destrutturato”?

R. Le avventure di Cheddonna nascono da situazioni di vita quotidiana in “presa diretta”, rielaborate e spesso enfatizzate mediante il filtro dell’ironia. I protagonisti sono i condomini del palazzo in cui Cheddonna abita, le mamme della scuola del figlio, la sorella-rivale, l’amica del cuore dalla vita sentimentale travagliata: persone comuni, che probabilmente ciascuno di noi ha incontrato nella propria vita, che sono allo stesso tempo “tipi” e persone reali. Lo spunto, dunque, nasce dalla realtà, che quasi sempre supera la fantasia. Amo definire questo romanzo “destrutturato” perché, pur non avendo la struttura del romanzo classico, i racconti in esso contenuti narrano, come in un romanzo, una storia che si svolge nel corso di quasi sei anni. Ad eccezione di Cheddonna, che è sempre presente in tutti i capitoli, gli altri personaggi vanno e vengono, ma le loro storie continuano e si evolvono di racconto in racconto, come una sorta di fiume carsico che a tratti si rivela e a tratti scompare sotto terra, ma continua a scorrere instancabilmente.

D. Un intreccio di situazione tragicomiche fanno da sfondo a questa tua avventura letteraria. Come intendi proseguirla?

R. Mi piace pensare alle avventure di Cheddonna come a una sorta di sit-com della vita, dalla durata potenzialmente infinita, perché gli spunti per scriverne sono davvero innumerevoli e sempre imprevedibili, come la vita stessa. Chissà, magari un giorno, fra quarantacinque anni, scriverò le avventure di una “splendida novantenne”!

D. Un libro come il tuo è sicuramente indirizzato ad una platea di lettrici, e dal 2012 hai dato vita ad un blog, dal quale nel 2014 sono stato tratti alcuni racconti, pubblicati all’interno di un altro libro, “Il ritorno della cicogna”. Vuoi parlarcene più in dettaglio?

R. Nel 2014 l’associazione nazionale delle famiglie numerose ha voluto inserire nel suo libro “Il ritorno della cicogna”, insieme a contributi ben più autorevoli come quello di Alberto Pellai, alcuni racconti che avevano come protagonisti la famiglia numerosa di Tuttisuoi? e Anchemiei, i vicini di casa di Cheddonna e, poco dopo, un altro racconto del blog “il mondo addosso”, è stato inserito in un’antologia “Diverso sarò io” (Ad est dell’equatore editore). Infine, nel maggio del 2015, è uscito “Il mondo di Cheddonna”con Arpeggio Libero. Non sono del tutto d’accordo sul fatto che il mio libro sia indirizzato a un pubblico prettamente femminile. Ho avuto molti riscontri positivi proprio da parte di uomini, perché, credo, le situazioni narrate, pur nascendo da un punto d’osservazione femminile, com’è ovvio, trattano situazioni comuni a tutti, donne e uomini compresi e raccontano le donne come gli uomini.

D. Hai mai sperimentato forme di scrittura alternative?

R. Di tanto in tanto scrivo poesie, ma quasi sempre scelgo di tenerle per me. Preferisco, a volte, usare la prosa poetica, per sottolineare un sentimento o un’impressione. Ora, come dicevo prima, sto tentando di scrivere un romanzo lungo, forma di scrittura che finora non avevo mai sperimentato, proprio perché il racconto breve mi è sempre stato più congeniale.

D. All’interno del tuo blog instauri una sorta di dialogo a distanza con chi ti segue e si immedesima nella vita di Cheddonna. Una forma un po’ diversa per interagire con le persone.

R. Credo che la forza di Cheddonna sia proprio in questo dialogo a distanza, come lo definisci tu, con il lettore, che si sente partecipe delle avventure di Cheddonna, perché vi si riconosce, in qualche modo. Ridendo e, a volte, riflettendo con lei, compie un piccolo rito catartico, perché si trova a ridere di sé stesso. L’autoironia è diretta conseguenza dell’ironia, del resto.

D. E’ un’esperienza che intendi portare avanti? Ti soddisfa?

R. Sì, come dicevo prima, potenzialmente Cheddonna potrebbe esistere fino a quando esisterò io, o fino a quando avrò qualcosa da dire, attraverso di lei.

D. E per finire, un motivo valido per leggere il tuo libro?

R. Una volta che avrete conosciuto Cheddonna, con tutte le sue contraddizioni, che tanto la fanno assomigliare alla rosa del mio adorato “Piccolo principe” di Saint-Exupery, non potrete fare a meno di trovarla simpatica, anche se a volte, una così, la strozzereste. Se vi piace sorridere, ma non amate la comicità fine a sé stessa, “Il mondo di Cheddonna”potrebbe essere il libro per voi.

Grazie Chiara,è stato un piacere conoscerti e scoprire il tuo “mondo”

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