Le fate madrine


fatine“Scusa, neh, ma quando pensate di far battezzare questa bambina? Ancora un po’ e ci va da sola, al fonte battesimale!”

Così NonnaNenna, cui l’età avanzata, ancor prima della confidenza che aveva acquisito in tanti anni di conoscenza, concedeva l’invidiabile diritto di dire tutto ciò che le passava per la mente, aveva redarguito la Fulvia e Unozio. Del resto la piccola Irene aveva ormai sei mesi e, oltre tutto, era primavera, la stagione ideale per un battesimo, così, un po’ riluttanti, i neo-genitori si erano recati dal parroco, don Travet, per fissare la data della cerimonia.

“Serviranno un padrino e, naturalmente, una madrina”li aveva informati quest’ultimo, in tono professionale, prima di congedarli.

Il giorno del battesimo, in un radioso mattino di aprile, intorno alla piccola Irene c’erano il padrino, Miomarito, e Cheddonna, la madrina, dietro la quale stavano, in fila indiana, Cheddolce, Miasuocera, L’altrozio, Tuttisuoi?, Lastregadisopra e NonnaNenna.

“Piccola principessa, che tu possa sempre essere bella, radiosa e glamour come in questo momento!”aveva esclamato Cheddonna, osservando con orgoglio l’eleganza della sua figlioccia.

“Che tu possa avere tutto ciò che desideri!” le aveva fatto eco Cheddolce, rigirando con apparente noncuranza l’enorme diamante che portava al dito.

“Che tu possa essere buona e intelligente…come tuo padre!” aveva aggiunto Miasuocera, commossa, soppesando la Fulvia con aria scettica.

“Amore! Cosa posso augurarti? Vediamo…” aveva cinguettato L’altrozio, attorcigliando pensoso un ricciolo della sua parrucca biondo-platino e asciugandosi una lacrimuccia furtiva. “Che tu sia sempre libera di diventare ciò che veramente vuoi!”

“Che nella tua vita ci sia sempre tanto amore!” aveva esclamato Tuttisuoi?, abbracciando con lo sguardo i suoi ragazzi:Donato, Diletta, Beniamino, Teodoro, Dorotea, Matteo e Adessobasta, seduti nelle prime due file della chiesa.

“Sempre che non incontri un farabutto come il mio ex-marito, Quelverme!” aveva commentato Lastregadisopra, acida. Tutte l’avevano guardata di traverso, fulminandola.

Dopo un momento di silenzio che era sembrato durare un’eternità, NonnaNenna si era avvicinata alla culla e, accostando il viso a quello della neonata, le aveva sussurrato: “Che tu possa imparare qualcosa da tutto ciò che ti accade, nel bene e nel male, e diventare ogni giorno più saggia”.

A Miomarito, che aveva osservato la scena restando un po’ in disparte, era sembrato di vedere Irene fare l’occhiolino.

 

 

 

 

 

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