Quando Cheddonna ha letto che sul “Floating piers” di Christo è vietato camminare con i tacchi, ha fatto sapere che allora non le interessa, e non ci andrà. Vuoi mettere camminare sull’acqua con il tacco dodici?

floating piers

c.i.“E questa cos’é?” aveva chiesto Cheddonna a Miomarito, sventolandogli sotto il naso la sua carta d’identità, letteralmente spaccata in due e tenuta insieme soltanto dalla custodia in plastica trasparente.

“Ehm…tenendola in tasca si dev’essere consumata, ma tanto non si vede.”aveva provato a scantonare lui.

“Eh, no! e se poi in aeroporto ti dovessero fermare pensando che sia un documento falso? No no, devi assolutamente andare a rifarla!”si era impuntata Cheddonna.

Così Miomarito, sbuffando come un mantice, era uscito di corsa, una mattina presto, per recarsi all’ufficio anagrafe, dove sapeva già che avrebbe trascorso buona parte della mattinata in coda davanti all’unico sportello aperto. Armatosi di santa pazienza, Miomarito si era messo in fila e aveva atteso con stoica rassegnazione il proprio turno. Giunto, infine, davanti all’impiegato si era sentito rispondere che le fotografie del vecchio documento non potevano essere in alcun modo riutilizzate per il nuovo, e che avrebbe dovuto accomodarsi alla macchinetta per le foto-tessera all’ingresso.

Miomarito, ormai allo stremo delle forze, dopo due ore di attesa, aveva stancamente raggiunto l’apparecchio e, introdotti cinque euro nell’apposita fessura, aveva atteso che la fotocamera immortalasse la sua immagine. “Però, quelle borse sotto gli occhi..” pensava Miomarito, eliminando il primo scatto. “Eh, che espressione seria!”cancellando il secondo. Il terzo aveva dovuto tenerlo per forza, perché la macchinetta, fiscale come un pubblico ufficiale, non aveva voluto sentire ragioni, e aveva scodellato le fotografie in meno di trenta secondi.

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viniDopo la festa, che si era protratta fino a tarda notte, Cheddonna era intenta a riordinare il tavolo dei rinfreschi, aiutata dalla Fulvia e dalla sorella Cheddolce. Nella sala, illuminata da una tenue luce d’atmosfera, erano rimasti gli affetti più cari e qualche tiratardi inveterato a godersi il bicchiere della staffa.

“E’ proprio una bella festa!” aveva commentato NonnaNenna che, alla sua età, dormiva pochissimo, e l’Armida, l’Elvezia e la Zaira le avevano fatto eco, annuendo con convinzione. Più in là, Miomarito ed Erasmo Pisano, l’amico di sempre, scoppiavano di tanto in tanto in una risata, segno che avevano cominciato a tirar fuori il repertorio di barzellette non proprio per educande di cui entrambi andavano segretamente fieri.

IlPrincipe, la Kikk@ e Pittibimbo, in un angolo della sala, chattavano tra loro senza mai staccare gli occhi dal display del telefonino, e la giunonica zia Marta, fingendo di aiutare a rassettare, si infilava in bocca, uno dopo l’altro, gli ultimi salatini rimasti sul cabaret semivuoto.

“Proprio una bella festa!”aveva borbottato a bocca piena, turbata suo malgrado dalla presenza del fidanzato di un tempo, Lochefstellare,  giunto per l’occasione da Casa del Diavolo (PG).

Quest’ultimo, dopo aver annotato su un taccuino di pelle ogni singola portata del buffet, guardava con disapprovazione e una buona dose di scetticismo quel che restava del rinfresco: quasi nulla,  a onor del vero. “Bah, la gente non sa più distinguere l’arte culinaria dal cibo-spazzatura”, pensava, nemmeno troppo, tra sé e sé.

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zirconL’ologramma della Fulvia, preannunciato da un lieve trillo degli smart-orecchini multimediali, si era materializzato nella stanza dove Cheddonna era intenta ad esaminare il  suo guardaroba primavera-estate 3016.

“Ciao, tesoro, vedo che stai facendo il cambio di stagione! Ti darei una mano, ma ho portato la cabina del teletrasporto a fare la revisione e  sono bloccata a casa. Tutto bene?”

Cheddonna era visibilmente insoddisfatta. Dopo una prima, veloce rassegna degli abiti custoditi dalla capace cabina-armadio, aveva potuto stabilire con certezza che rinnovare il guardaroba era assolutamente necessario. Del resto le tute spaziali con i risvoltini non si usavano più, e nemmeno quelle skinny, in titanio. Adesso l’ultimo grido erano le tute cropped, con taglio più corto e sfilacciato davanti e più lungo dietro.

“Devo assolutamente comprarne una!” aveva esclamato in tono perentorio, e la Fulvia, in forma di milioni di pixel, aveva calorosamente annuito.

“Puoi ordinarne una su Zircon. Io compro sempre lì gli e-book scolastici per il “Che”” era stato il suo consiglio.

“Eh, ma Zircon consegna in un anno luce  e, se la ordino oggi, quando il pacco arriverà il cropped sarà già passato di moda da un pezzo… ” aveva ribattuto Cheddonna.

“Non se passi all’opzione Zircon prime: la consegna è garantita in un secondo luce. Provala!” le aveva raccomandato la figura evanescente della Fulvia un secondo (terrestre) prima di dissolversi, insieme al sonno da cui Cheddonna si era destata in quel momento.

La sveglia analogica sul tavolino indicava chiaramente che si trovava ancora nel secondo millennio, e precisamente nel ventunesimo secolo.

Per fortuna si era trattato solo di un sogno…Peccato, però, che Zircon prime non l’avessero ancora inventato, pensava.

 

 

 

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