Il ciclo del riciclo


ricicloAppena sbarcata dall’aereo, a Catania, Cheddonna era stata investita dal caldo africano che ormai da parecchie settimane aveva fatto innalzare la colonnina di mercurio a temperature vicine ai quaranta gradi. Al nord, invece, l’estate sembrava ancora indecisa se fermarsi  per un po’ o fare solo un veloce saluto, a giudicare dalle piogge costanti del mese di giugno.

La prima cosa che l’aveva colpita, arrivando, era stata la luce, intensa come raramente le era capitato di vederla, e i colori netti, senza ombre. Poi, abbassando lo sguardo, era stata colpita da uno spettacolo assai meno poetico, che l’aveva riportata bruscamente alla realtà: il marciapiede su cui stava camminando era cosparso di rifiuti e cartacce, una delle quali si era conficcata nel tacco dodici del suo sandalo gioiello.

“Certo che come biglietto da visita di una città, non è proprio il massimo! Speriamo che sia solo in questa zona.” aveva commentato, infastidita.

Giunti a destinazione, Cheddonna, Miomarito e IlPrincipe avevano parcheggiato l’auto presa a noleggio davanti alla villetta dove avrebbero trascorso le vacanze. “Be'” aveva commentato Cheddonna, sollevata, “qui i marciapiedi sono più puliti e, guarda!, ci sono perfino i cassonetti per la raccolta differenziata!”

Il giorno seguente, dopo aver diviso accuratamente i pochi resti della cena “take away” della sera precedente in plastica, carta e frazione umida, Cheddonna aveva incaricato Miomarito di portare i sacchetti ai rispettivi punti di raccolta, prima di recarsi alla  spiaggia  di ciottoli  che separava la casa dal mare.

“Ehm, cara, temo ci sia un problemino”le aveva sussurrato lui, tornando. “Nel cassonetto della carta c’era una damigiana di vino, un frigorifero e un paio di cassette di frutta andata a male; in quello della plastica, invece…”

Cheddonna, decisamente inorridita, l’aveva interrotto prima che Miomarito potesse fare un resoconto dettagliato del contenuto di  tutti i cassonetti della piattaforma ecologica.

Più tardi, il proprietario della villetta vicina alla sua le aveva spiegato che ci avevano provato a fare la raccolta differenziata, ma poi avevano dovuto rinunciare.

Nei giorni del ritiro, infatti, era uno solo il camion addetto alla raccolta  in cui gli addetti rovesciavano il contenuto di tutti i cassonetti, mescolando nuovamente ciò che era stato pazientemente suddiviso.

Cheddonna era rimasta di stucco, quasi quanto lo era stata scorgendo, proprio al centro della spiaggia, un forno elettrico abbandonato da  mesi, a giudicare dallo strato di ruggine che lo ricopriva interamente. Tutt’intorno lattine vuote, cocci  di bottiglie, fazzoletti di carta e molti altri oggetti che, se abbandonati nell’ambiente da bagnanti sconsiderati, da generi di conforto si trasformano presto in motivo di sconforto per coloro che arrivano dopo. “Andiamo  a cercare un’altra spiaggia?” aveva proposto Miomarito, avviandosi verso l’auto, e a Cheddonna era parsa una buona idea.

“Peccato, con un mare così!”, pensava Cheddonna, mentre l’automobile sfrecciava veloce lungo l’autostrada, verso la spiaggia dorata di Fontane bianche. Pensava alle molte contraddizioni di quella terra magnetica e misteriosa, solare e segreta,  generosa con tutti, tranne che con se stessa.

Vedeva passare agrumeti a perdita d’occhio, mandorli e agavi dai fiori giganteschi, fichi d’India e ulivi resi  contorti dagli schiaffi del vento.

A un tratto, in lontananza, aveva scorto del fumo e delle fiamme. “No! Un altro incendio!” aveva esclamato, allarmata, pensando ai tanti roghi che avevano funestato la Sicilia,  in quell’inizio d’estate.

IlPrincipe, alzando gli occhi dal tablet, aveva guardato in direzione della colonna di fumo nero, che sembrava provenire da un centro abitato, più che da un’area boschiva.

“Ma’, tranqui, non è un bosco che brucia. E’ un cassonetto della spazzatura” l’aveva informata, tornando a dedicarsi alla sua ricerca di Pokemon, che aveva scoperto essere particolarmente numerosi all’interno dell’orecchio di Dioniso, a Siracusa.

Cheddonna aveva aguzzato la vista, inforcando anche gli occhiali da sole graduati, e aveva scorto, accanto al cassonetto in fiamme, un camioncino della spazzatura, e i due addetti  in piedi vicino ad esso, intenti a fumare una sigaretta. Nessuno dei due mostrava l’intenzione di volersi  dare da fare per spegnere l’incendio.

“Ma è logico, no?Con questo si chiude il “ciclo del riciclo””aveva commentato Miomarito, con una sfumatura amara nella voce. Cheddonna non aveva risposto nulla, perché davvero, per una volta, non c’era nulla da dire.

 

 

 

 

 

5 pensieri riguardo “Il ciclo del riciclo

      1. Tomasi di Lampedusa, se ricordo bene, diceva: “Cambiare tutto perché nulla cambi”. Non concordo, ma è dalle piccole cose come il rispetto delle norme sulla raccolta differenziata o del codice della strada, che si può pensare a un cambiamento…

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