Piccoli lettori crescono


libroA Cheddonna leggere era sempre piaciuto. Fin da bambina, amava trascorrere il tempo calandosi in quei piccoli universi di carta e inchiostro capaci di trasportarla nel tempo e nello spazio, come su un tappeto volante.

Miomarito, a sua volta appassionato di libri, era solito regalarle spesso quelli che nel loro lessico famigliare erano “i fiori d’inchiostro”, al posto di quelli veri, perché non appassivano mai.

Quando IlPrincipe era piccolissimo, Cheddonna aveva cominciato a leggergli fiabe e libri illustrati, che egli ascoltava con la bocca aperta e lo sguardo attento. “Si impara da piccoli l’amore per la lettura” sosteneva quando sua sorella Cheddolce le faceva notare che, a sei mesi, i libri preferiti di un bambino sono per lo più quelli gommosi, che danno sollievo alle gengive.

Ma lei, imperterrita, aveva continuato a leggergli la fiaba della buona notte anche dopo che IlPrincipe aveva imparato a leggere. Era una sorta di piccolo, tenero rito tra loro due. Poi lui aveva continuato da solo, divorando la serie delle avventure del cane Scooby-doo, e della sua strampalata banda di amici.Fino a quando, piano piano, aveva smesso quasi completamente di leggere. Cheddonna non aveva mai capito perché.

Ora che, dopo l’incontro al museo verghiano con la guida Rosalia dai grandi occhi neri, IlPrincipe aveva espresso il desiderio di leggere “I Malavoglia”, Cheddonna non poteva trattenere la commozione.

“Andiamo a cercare una libreria. Te lo voglio regalare subito, mentre siamo in vacanza, anche se a casa lo abbiamo già. Vorrà dire che sarà la tua copia personale!” aveva proposto, speranzosa e traboccante di orgoglio per il figliol prodigo tornato ad appassionarsi alla lettura.Poi, prendendolo sottobraccio, gli aveva bisbigliato in un orecchio:

“Però c’è una cosa che avrei sempre voluto chiederti…perché, a un certo punto, hai smesso di leggere?”

Lui l’aveva guardata come chi sta dicendo una cosa ovvia e, alzando le spalle aveva borbottato: “Eh, avevo finito la serie di Scooby-doo!”

 

 

5 pensieri riguardo “Piccoli lettori crescono

    1. I miei figli, ora adolescenti, tranne il “piccolo”, sono stati “lettori tardivi”, nel senso che hanno da pochissimo cominciato ad apprezzare la lettura, pur essendo stati degli avidi ascoltatori di storie, quando erano bambini. Mi sono sempre chiesta perché. Forse davvero, al di là della battuta, la risposta era semplice: non avevano ancora trovato “il libro” che li facesse innamorare della lettura.O avevano finito gli Scooby-doo? 😉

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      1. che probabilmente è la stessa cosa…una volta il mio più caro amico mi disse, quasi scusandosi, che permetteva a suo figlio di leggere Geronimo Stilton anche adesso che è grandicello purchè leggesse…alla fine leggere è un esercizio come tanti altri…è riuscire a superare quelle fatidiche 50 prime pagine. E per superare ogni esercizio che si rispetti e trasformarlo in leggiadro balletto o fantastico dribling quello che conta è appunto esercitarsi.

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