Viabilità metamorfica


frecceDa quando erano atterrati sull’isola del Gattopardo, Cheddonna, Miomarito e IlPrincipe avevano imparato molte cose: che esistono marche di benzina autoctone, ad esempio, o che i pedaggi autostradali possono variare, sulla medesima tratta, di dieci o perfino venti centesimi nell’arco di una giornata, quasi fossero titoli azionari.

Guidando nel traffico delirante di paesini con più automobili che abitanti, Miomarito aveva appreso che un semaforo è solo un apostrofo rosso  tra le parole “Tocc’amme”, ma, soprattutto, che è impossibile rifare lo stesso percorso due volte di seguito.

Sì, perché in Sicilia ci sono i santi; ogni paese, ogni frazione e perfino ogni quartiere ha il proprio.

Così, tornando dal mare, il primo giorno, Cheddonna e Miomarito avevano trovato la strada principale sbarrata dalle transenne.

“E’per il Santo”, aveva spiegato, con deferenza, un ausiliare del traffico, poi, con la gentilezza tipica degli abitanti dell’isola, si era profuso in spiegazioni che, non senza qualche peripezia, avevano permesso alla famigliola di fare finalmente ritorno a casa.

Il giorno dopo la stessa storia.

“Ma come, non è stata ieri la festa del santo?”aveva domandato Cheddonna alla vigilessa che presidiava uno sbarramento, che la sera prima non c’era.

“Sì, ma oggi è la festa della Santa del paese vicino!” aveva spiegato la vigilessa, allargando le braccia a sottolineare l’ovvietà di quanto stava dicendo.

“Mi perdoni” l’aveva interrotta Miomarito, molto provato, a quel punto.”Come faccio ad arrivare a casa? Il navigatore mi indica solo questa direzione…”

“Capisco”, aveva risposto la vigilessa. “venite dietro a me, vi faccio strada!” e, con un largo sorriso, era salita in macchina e li aveva guidati fino a casa.

Cheddonna e Miomarito si erano guardati, increduli e divertiti allo stesso tempo. Essere scortati dalla polizia municipale non è cosa di tutti i giorni!

Eppure, in quelli seguenti, avrebbero incontrato altre persone che, invece di perdersi in  spiegazioni che la segnaletica incoerente di quei luoghi avrebbe reso vane, si erano offerti di far loro strada, sfidando il traffico congestionato e la viabilità metamorfica delle loro strade.

Dove abitavano loro, pensavano, non sarebbe successo altrettanto facilmente.

Sì, Cheddonna e Miomarito avevano imparato molte cose, in quei giorni in Sicilia: soprattutto che, quando le cose  non funzionano, è l’umanità delle persone a fare la differenza.

4 pensieri riguardo “Viabilità metamorfica

  1. Penso tante cose (e via con uno dei miei elenchi puntati):
    1. che scrivi bene bene bene e che è un piacere leggerti;
    2. che questo esubero di senti mi viene da pensare sia dovuto al fatto che ogni giorno, immersi nel traffico delle nostre città, ne facciamo scendere innumerevoli;
    3. che la vostra esperienza è la tipica esperienza del forestiero che entra nella “sfera di compassione” del Siciliano: “mischino, è simpatico….ora lo aiuto”, bellissima esperienza, bei sentimenti…ma è pure uno dei fondamenti della mafia;
    4. purtroppo l’umanità che aiuta è anche quella (ma la stessa la stessa) che non fa funzionare le cose.
    Sono costretto a riprendere quanto già scritto in un mio post: “amo profondamente la mia terra ma non provo nei suoi confronti nessuna simpatia”.

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    1. Mi impressiona la lucidità del tuo giudizio, proprio perché viene da dentro la realtà in questione, e non da un osservatore esterno, che non la vive se non di riflesso e potrebbe essere tacciato di superficialità, se non di “razzismo”, quando punta il dito contro le storture che osserva. Lo apprezzo, come apprezzo il tuo modo di osservare la realtà e di raccontarla. 🙂

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