Sindrome del Tacco 12


sigmund-freud-1153858__180 (Per una miglior comprensione, si consiglia di leggere prima  “Piattezza” “Tristina” e “La sindrome di Pollyanna”)

 

Quando, dopo molti ripensamenti, Cheddonna si era decisa a recarsi dal dottor Mispiegachepensoebevimoocafé per tentare di risollevarsi da quel periodo in cui tutto le sembrava piatto e informe, aveva trovato ad attenderla, dietro la scrivania, un ometto dagli occhi resi abnormi da un paio di lenti da presbite, con una giacca a scacchi bianchi e rossi e una vistosa cravatta verde.Una pergamena sulla parete, accanto alla Laurea, rivelava la sua appartenenza alla Scuola pensopositivistica, fondata da  Pollyanna Whittier nel 1913.

-Buongiorno, signora Cheddonna, si accomodi, gradisce un caffè?-aveva esordito lui, sorridendo affabilmente.

-Sì, la ringrazio, sa, ne ho proprio bisogno!- aveva risposto lei, schiarendosi la  voce.

-Ecco a lei, mi dispiace: ho finito lo zucchero, ma… potrebbe esser peggio! Pensi se avessi terminato… il caffè!- e, ridacchiando, il medico era tornato a sedersi, mentre Cheddonna, un po’ sconcertata, sorbiva in silenzio la sua tazzina.

-Il peggior caffè che io abbia mai bevuto!- pensava tra sé- freddo, amaro e con un retrogusto di detersivo per piatti!

-Ma veniamo a noi-aveva ripreso il dottore-mi accennava al telefono che i suoi problemi sono cominciati con la rottura del dito del piede e la conseguente impossibilità di indossare per sessanta giorni, scarpe tacco dodici…-

– Sì…-aveva sospirato Cheddonna.

-Be’, ma avrebbe potuto andarle peggio! Pensi se si fosse rotta una mano, o una gamba o, peggio, l’osso del collo! Guardi le cose dal lato positivo: niente più calli e indolenzimento alle estremità a fine giornata!-aveva commentato il dottore, congiungendo le dita sotto il mento e annuendo convinto.

-Ma dottore, lei non capisce!Da quando sono costretta a indossare queste orribili ballerine è come se il mondo avesse perso il suo spessore, e tutto mi sembra piatto e noioso!-era scoppiata a piangere Cheddonna.

-Interessante…Una chiara “Sindrome del tacco dodici”-aveva commentato lui, alzandosi e passeggiando per la stanza-e, mi dica, quando, esattamente, è avvenuto il sinistro?-

-Saranno due mesi tra dieci giorni, due ore, trentatré minuti e dodici secondi.-aveva risposto Cheddonna, dopo aver controllato il timer del telefonino, su cui aveva impostato il countdown.

-Signora Cheddonna, la soluzione è proprio dentro di lei-il dottor Mispiegachepensoebevimoocafé aveva pronunciato queste parole in tono solenne, poi, dopo una pausa a effetto, aveva ripreso,  rivolgendo i palmi delle mani verso l’alto e scrollando le spalle:-Potrebbe esser peggio! Pensi se invece di dieci giorni gliene mancassero venti o, peggio, se si fosse rotta il dito soltanto ieri!

-Lo sapevo che non avrei dovuto dar retta a Tristina: il pensopositivismo proprio non lo reggo!-pensava Cheddonna, fremendo.

-Ah, sono 100 euro (potrebbe esser peggio, alcuni colleghi ne chiedono 150!) ma, prima di salutarci, mi dica…com’era il caffè?-.aveva aggiunto il dottore, esitando.

Cheddonna non era riuscita a trattenersi:-Una vera schifezza, oltre tutto lei è napoletano e il caffè lo dovrebbe saper fare bene!-era sbottata, esasperata.

Il dottore, che aveva mantenuto la stessa espressione spensierata sul volto per tutta la durata della seduta, si era improvvisamente accigliato.

-Capisco…Vede, se lei mi avesse risposto: “Potrebbe esser peggio!” avrei potuto dichiararla senz’altro guarita, ma in questo caso appare evidente l’assoluta necessità di continuare con la terapia…le fisso subito un’altra seduta.Martedì alle diciotto?-

Ma, alzando gli occhi dall’agenda che aveva appena finito di consultare, il dottor Mispiegachepensoebevimoocafè si era trovato davanti soltanto una sedia vuota e l’eco di una porta sbattuta, in fondo al corridoio.

-Potrebbe esser peggio-pensava-se ne sarebbe potuta andare senza pagare!-e, ritrovato di colpo il sorriso, aveva trangugiato l’ennesimo, pessimo, caffè della giornata, prima di spegnere le luci dello studio e tornarsene a casa.

 

 

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