Ma come ti esprimi?


carla-Adesso che ci penso, dottoressa, credo che tutto sia cominciato in quinta elementare, quando la mia maestra…-aveva esordito Cheddonna, nella seduta successiva.

-Mi parli di lei.-l’aveva incoraggiata la dottoressa Sakkama-Ria, versando il tè con i gesti lenti e rituali delle donne orientali e disponendo su un piattino dei cantucci alle mandorle.

Cheddonna aveva socchiuso gli occhi e, riandando con la memoria a quei giorni lontani, aveva cominciato a raccontare in maniera così vivida che alla dottoressa sembrava di essere lì con lei …

………………………………………………………………………………………………………………….-Buongiorno, bambini!-aveva trillato Lamaestrinadallapennarossoblù, sedendosi alla cattedra, posta su una pedana rialzata.Sul viso, contornato da boccoli biondi che avrebbero fatto invidia a un putto serpottiano, era dipinta un’espressione estatica, accentuata dal frequente battito delle lunghe ciglia. Le mani, affusolate e bianchissime, erano giunte sotto il mento, a suggerire l’importanza del momento.

-Ho corretto il dettato di ortografia: un vero disastro! -aveva detto, accentuando drammaticamente l’ultima parola, mentre una ruga diritta come un punto esclamativo si stagliava sulla sua fronte pallida.

Il chiacchiericcio di sottofondo era cessato all’improvviso. Lamestrinadallapennarossoblù si era alzata in piedi e, volteggiando tra i banchi, aveva cominciato a distribuire le verifiche agli alunni. Di tanto in tanto si fermava davanti a uno di loro, con le sopracciglia inarcate, e incrociando ripetutamente gli indici nell’aria  a formare una x, esclamava:

carla-180x180-No, no, no!”Qui” non si scrive con l’accento!-

-Ma insomma: “qual è” non vuole l’apostrofo!-

-Il plurale di camicia è camicie, con la I!Ma come ti esprimi!-

E, mettendosi le mani tra i capelli, stando bene attenta a non danneggiare la complessa impalcatura dei suoi riccioli, atteggiava il volto a un’espressione costernata.

Giunta davanti al banco di Cheddonna, Lamaestrinadallapennarossoblù le aveva rivolto un sorriso, accompagnato da un lungo battito di ciglia. In alto a destra, in rosso, spiccava un 10-, seguito da una firma svolazzante.

-Ahi ahi, Cheddonna, il tuo compito era quasi perfetto, peccato per quel sé stesso con l’accento…la forma preferibile è quella senza, in verità.-e, girando su se stessa, appunto, era tornata alla lavagna, dove aveva cominciato a scrivere alcune frasi su due colonne.

-Bene, bambini, visto che anche il tema della scorsa settimana è andato così e così, ecco alcuni “Mai più senza” e “Mai più con” della lingua italiana.E, indicando con una bacchetta le frasi scritte in bella grafia, aveva cominciato a elencarle.

Mai più senza: congiuntivi, consecutio temporum e punteggiatura corretta!

Mai più con:”A me mi”, “se andrei”, “ce né”…mi raccomando!

…………………………………………………………………………………………………………………..

-E’ tutto molto chiaro.-aveva commentato la dottoressa Sakkama-Ria, al termine del racconto. Il suo, purtroppo, è senza dubbio un caso difficile, ma ci lavoreremo su…-

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