lob-93L’anno che stava per concludersi era stato, per Cheddonna, piuttosto intenso e ricco di accadimenti: la pubblicazione del suo libro di ricette e l’incontro  col grande Baldo Bracco, l’inizio di un percorso dentro se stessa e le proprie sindromi irrisolte, sotto la guida della dottoressa nippo-fiorentina Sakkama-Ria, e, infine, il piccolo incidente che le era costato la rottura di un dito e la conseguente rinuncia ad indossare il tacco dodici per i successivi due mesi. “Un anno controverso e affascinante, ma di certo non banale”, considerava tra sé, guardandosi nello specchio, mentre si preparava per il cenone di san Silvestro.

Era tutta elettrizzata al pensiero che finalmente, quella sera, avrebbe potuto nuovamente indossare un paio di scarpe tacco dodici, dopo quei lunghi mesi trascorsi “a livello del mare”.

Con un po’ di batticuore si era avvicinata all’immensa scarpiera che occupava uno dei lati lunghi della cabina armadio, e ne aveva aperto i battenti con dita tremanti, per scegliere il paio da indossare per l’occasione.

Dapprincipio non ci aveva fatto caso, intenta com’era a passare in rassegna le molteplici paia di scarpe ordinatamente riposte sui ripiani, poi lo sguardo le era caduto su uno spazio innaturalmente vuoto, proprio al centro della scarpiera.

Un urlo disumano era risuonato per tutto il palazzo, sovrastando il rumore dell’aspirapolvere che Lastregadisopra stava passando per la sesta volta, da quella mattina all’alba, e risvegliando NonnaNenna dal riposino pomeridiano. Perfino IlPrincipe, attraverso le cuffie che sparavano a mille le note di Eminem, l’aveva udito, ed era accorso.

-Nooooooo! Chi ha preso le numero Uno?-strillava Cheddonna, rovistando tra gli scaffali alla ricerca delle sue prime Louboutin del 1993, quelle che, da quasi un quarto di secolo, conservavano ancora, nella suola,  il rosso acceso del primo giorno.

Alle sue spalle si era formato un piccolo assembramento: Miomarito, IlPrincipe e NonnaNenna, seguita dalla badante, Corazon, cercavano di capire cosa stesse accadendo.

-Qualcuno sa dove sono finite?- aveva ruggito Cheddonna.-Sono sempre state qui!-aveva aggiunto poi, in tono dolente.

Ripensava all’ultima volta che ricordava di averle viste, due mesi prima. Quel giorno, di ritorno dall’ospedale col dito rotto, aveva aperto l’armadio e, in un accesso d’ira, aveva scagliato in un angolo le sue scarpe preferite, che  per tanto tempo non avrebbe potuto indossare.

-Ma certo, le avevo buttate lì, in quell’angolo…-si era illuminata, al ricordo, mentre il sorriso di Corazon, in piedi di fronte a lei, si spegneva.

-Credevo che le volesse dar via…-si era schermita la badante.-Così le ho messe in un sacco e stamattina le ho portate alla onlus “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità“, che regala scarpe ai pellegrini poveri che vogliono partire per il cammino di Santiago de Compostela…-

Un silenzio irreale aveva interrotto il brusio di poco prima.Tutti guardavano alternativamente Cheddonna e la malcapitata badante.

-Tu coooooosa?-aveva sbraitato Cheddonna, al colmo del furore.-Io ti…-

-Ehm…ehm…-aveva tossito NonnaNenna, togliendo la badante dalle grinfie della nipote -se le scarpe fossero state al loro posto tutto questo non sarebbe accaduto…-

Cheddonna non aveva potuto darle torto e, indossate al volo le prime Prada che le erano capitate sottomano, aveva infilato la porta di casa, diretta, come una furia, alla onlus “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità“, alla ricerca delle numero uno perdute…

scheletriIl giorno di Natale dell’anno precedente, quando L’altrozio, con la sua verve “alternativa” era arrivato a sconvolgere l’equilibrio collaudato e un po’polveroso  di decenni di pranzi in famiglia, aveva segnato il confine tra un prima e un dopo che sarebbe stato impossibile valicare a ritroso. Così, quell’anno, nella lista degli invitati al pranzo di Natale il nome de L’altrozio era stato inserito automaticamente, previo incrocio di dita scaramantico a scopo precauzionale.

Nel salotto di Cheddonna, dunque, avevano via via preso posto, oltre a quest’ultimo, e a Miomarito, IlPrincipe e NonnaNenna, Loziovescovo, Miasuocera, il dottor Dante e la signora Berenice, la famiglia di Cheddolce e quella della Fulvia. La zia Marta, dopo un ritorno di fiamma con il suo fidanzato storico, Lochefstellare, aveva deciso di trascorrere le feste a Casa del diavolo (PG), dove quest’ultimo risiedeva, e così erano rimasti di nuovo in diciassette, ma questa volta Cheddonna aveva deciso di non farsene un cruccio.

-Apriamo i regali!-aveva proposto il piccolo “Che”, e subito adulti e piccini avevano cominciato a scambiarsi pacchetti e pacchettini, in un trionfo di rosso e oro che avrebbe fatto invidia alle vetrine della Rinascente.Esauriti i doni destinati a bambini e ragazzi, sotto il grande albero di Natale erano rimasti solo quelli degli adulti.

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Ischeletri

IIl giorno di Natale dell’anno precedente, quando L’altrozio, con la sua verve “alternativa” era arrivato a sconvolgere l’equilibrio collaudato e un po’polveroso di decenni di pranzi in famiglia, aveva segnato il confine tra un prima e un dopo che sarebbe stato impossibile valicare a ritroso. Così, quell’anno, nella lista degli invitati al pranzo di Natale il nome de L’altrozio era stato inserito automaticamente, previo incrocio di dita scaramantico a scopo precauzionale. Nel salotto di Cheddonna, dunque, avevano via via preso posto, oltre a quest’ultimo, e a Miomarito, IlPrincipe e NonnaNenna, Loziovescovo, Miasuocera, il dottor Dante e la signora Berenice, la famiglia di Cheddolce e quella della Fulvia. La zia Marta, dopo un ritorno di fiamma con il suo fidanzato storico, Lochefstellare, aveva deciso di trascorrere le feste a Casa del diavolo (PG), dove quest’ultimo risiedeva, e così erano rimasti di nuovo in diciassette, ma questa volta Cheddonna aveva deciso di non farsene un cruccio.

-Apriamo i regali!-aveva proposto il piccolo “Che”, e subito adulti e piccini avevano cominciato a scambiarsi pacchetti e pacchettini, in un trionfo di rosso e oro che avrebbe fatto invidia alle vetrine della Rinascente.

Esauriti i doni destinati a bambini e ragazzi, sotto il grande albero di Natale erano rimasti solo quelli degli adulti.

-Questo è per te, Cheddonna: un libro di ricette, per ispirarti quando scriverai il tuo prossimo best-seller!-si era fatta avanti Miasuocera, porgendole un pesante involto contenente l’opera omnia di Benedetta Parodi.- “Magari è la volta buona che impara a cucinare!” pensava, scuotendo la testa.

-Ma… grazie!-aveva balbettato Loziovescovo, aprendo il regalo di NonnaNenna:”I fioretti di San Francesco, proprio quello che desideravo.” Poi, tra sé:”Ahimé, da quando c’è questo papa venuto dalla fine del mondo, è tornato pure di moda il pauperismo francescano!”

-Tieni, cara.-aveva sussurrato Giannicaro, porgendo a Cheddolce un pacchetto minuscolo, dal valore inversamente proporzionale alle dimensioni.Aprendolo, Cheddolce si era trovata davanti l’annuale gioiello d’ordinanza: un filo di perle, nella fattispecie, che aveva accolto con il corrispondente sorriso, d’ordinanza anch’esso. Sul biglietto che lo accompagnava, però, invece del solito “Sentiti auguri”, o “Cordiali saluti”non c’era scritto nulla. Dopo averlo scorso Cheddolce, con un sorriso inossidabile, l’aveva riposto nella busta, e aveva ringraziato Giannicaro scoccandogli i consueti tre baci sulle guance.

-Avrà capito?-si domandava lui, cercando di interpretare, come faceva da una vita, l’espressione di sua moglie.

-Avrà…capito?-si tormentava lei, senza che nulla trapelasse sul volto atteggiato a un sorriso natalizio.

-Le perle portan pianto…-aveva commentato L’altrozio, prima che Cheddonna, con una gomitata, lo convincesse a non aggiungere altro.

 

Chi saranno mai Gina Brancaleone, Manzoni editor Sandro, Nausicaa e Alcinooo ( con tre “o”, anziché due)? Semplice: sono alcuni dei nuovi personaggi del mondo di Cheddonna, in esclusiva su “Le farfalle sotto l’arco di Tito”. Qui… no.question.jpg

tannenbaum– Oggi, come vuole la tradizione, faremo l’albero e il presepe, che fanno tanto Natale!-pensava Cheddonna, pregustando la magia dell’attesa che l’addobbare la casa riusciva sempre a infonderle.

-Uff!Ecco, cara!- aveva esclamato Miomarito, poggiando a terra, con evidente sollievo, uno scatolone dall’aria pesante che aveva portato su dalla cantina. Dietro di lui IlPrincipe, con un’ altra scatola, più piccola, e l’aria di chi è stato condannato ai lavori socialmente utili.

-Fatto, ma’. Adesso devo proprio uscire: Fighippo e gli altri mi stanno aspettando. – e, con mossa fulminea, aveva contemporaneamente indossato il piumino e imboccato l’uscita.

-Se qui è tutto a posto vado a finire di scrivere quella mail di lavoro…-aveva aggiunto Miomarito, dileguandosi con la stessa rapidità.

-NonnaNenna non c’è, perciò dovrò occuparmi di tutto io, come al solito!- pensava Cheddonna, sbuffando.Poi, con fare deciso, aveva impugnato le forbici e aveva cominciato ad aprire gli scatoloni, dai quali erano usciti, rispettivamente: un enorme albero di Natale decorato di tutto punto, luci e palline compresi, e un presepe  napoletano con le statuine incollate.

Cheddonna aveva estratto da un cassetto del bagno il phon e in pochi minuti aveva ravvivato albero e presepe, riportandoli al loro splendore originario.

Poi, sedutasi sul divano, aveva contemplato il frutto del suo lavoro. -Assolutamente perfetto! Lo dico sempre, io, che, nella vita, l’organizzazione è tutto!-

 

 

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