Attenzione: alcuni nomi sono cliccabili. Scoprite quali  e perché.imagesDa un po’ di tempo  a Cheddonna pareva che IlPrincipe si comportasse in modo insolito. Dopo essersi lasciato alle spalle il ciuffo verde e le magliette strappate dei primi tempi del liceo artistico, era passato attraverso un periodo di impegno sociale al centro”E’ okkupato”, insieme a Laurah (la ragazza dai capelli blu), e, per un po’ le era sembrato anche felice, ma poi quest’ultima si era innamorata di Fighippo, il ragazzo più carino della scuola, e IlPrincipe non l’aveva presa bene.

Quando era a casa stava sempre chiuso nella sua stanza, con le cuffiette perennemente nelle orecchie a ribadire la sua  scarsa propensione al dialogo, peraltro ridotto a espressioni monosillabiche inframezzate da un variegato turpiloquio, e Cheddonna aveva cominciato a credere che, d’ora in avanti, sarebbe stato sempre così.

Alla fine dell’anno scolastico precedente, però, qualcosa era cambiato: abbandonata la maschera impenetrabile che aveva indossato per mesi, sul volto  de IlPrincipe era apparso quello che a Cheddonna sembrava inequivocabilmente un sorriso, benché potesse essere anche un ghigno:con un adolescente non si può mai dire.

Eppure quelle labbra all’insù, accompagnate da un’insolita luce negli occhi, somigliavano proprio a un sorriso vero, e nei mesi successivi Cheddonna ne aveva avuto conferma, osservando il comportamento del figlio. Ora IlPrincipe usciva più spesso, e quando tornava a casa, incontrando Cheddonna, Miomarito o NonnaNenna, li salutava per primo, e non correva a rinchiudersi immediatamente nella sua stanza. A volte girava addirittura per casa senza le cuffie, e in qualche occasione si era perfino spinto a scambiare due chiacchiere limitando al minimo il numero di parolacce per frase.

Inoltre, da qualche tempo, aveva adottato un look intellettuale, con tanto di occhiali e maglioncini bon ton, e aveva scoperto una vera e propria passione per il sushi.

A Cheddonna questa nuova versione de IlPrincipe non dispiaceva affatto.

-Cherchez la femme!- aveva sentenziato Miomarito, un giorno che IlPrincipe, uscendo, aveva lasciato una scia del costoso dopobarba che doveva aver sottratto dall’armadietto di suo padre.

-Eh, già!-gli aveva fatto eco NonnaNenna, che, essendo di origine savoiarda, parlava bene il francese,-Ci dev’essere per forza di mezzo una ragazza!-

-Dite?- aveva esclamato Cheddonna, che l’aveva intuito fin dall’inizio, anche se fino a quel momento non aveva voluto prendere in considerazione l’ipotesi. E, fingendo di essersi ricordata di una commissione urgente, era corsa a tirar fuori dal cassetto la sua attrezzatura da 007: se c’era qualcosa da scoprire, non le sarebbe di certo sfuggita.

 

 

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Ci pensavo da un po’, ma non riuscivo a decidermi.

Cosa fare del blog, dopo cinque anni  di attività ininterrotta, otto anni di racconti di Cheddonna e due libri ( Il mondo di Cheddonna e Le farfalle sotto l’arco di Tito”?) Come conciliare il mio desiderio, a questo punto, di dedicarmi ad altro, per sperimentare altre strade e mettermi alla prova su registri differenti, con quello di non relegare in soffitta questo personaggio che tanto amo?

La risposta è l’organizzazione,  mi son detta, e la diversificazione.

Perciò, dalla prossima settimana, il blog verrà aggiornato una volta alla settimana, il venerdì, con  racconti di Cheddonna inediti e altre novità.

Allora d’accordo?

Io torno di venerdì, e voi?

downloadCinque anni fa, in un  gennaio freddo come questo, nasceva il blog “Il mondo di Cheddonna”, per raccogliere le storie di un personaggio nato nel 2009, sempre a gennaio, sulle pagine di un giornalino di quartiere.

In questi otto anni Cheddonna è invecch…ehm cresciuta, e piano piano ha smesso di essere un personaggio, uno stereotipo, ed è diventata quasi una persona reale, una che si può incontrare  a scuola, per strada, al lavoro. Con lei il suo piccolo mondo, in gran parte racchiuso nello spazio verticale di un condominio, si è evoluto e trasformato, facendoci incontrare personaggi spesso assurdi, come assurda è, quasi sempre, la realtà.

Per raccontare le loro storie ho scelto il registro dell’ironia, perché è una forma di narrazione che non fa sconti nemmeno a se stessa, mettendo a nudo, come il re davanti allo specchio, la vera immagine di chi guarda la realtà attraverso di essa.

E,allora, vorrei dedicare questo post, quelli che ho scritto finora e quelli che forse scriverò “al bambino che, tra la folla osannante, grida con forza, coraggioso o sfrontato, che il re è nudo.
E anche al re se, malgrado tutto, non riesce a trattenere un sorriso”.
(da “Le farfalle sotto l’arco di Tito”boragno 3.jpg)

 

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