La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…


calzaL’incursione di Cheddonna alla sede della onlus “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per  l’umanità“nel tentativo disperato di  recuperare le  Loboutin del ’93 che Corazon aveva erroneamente dato in beneficenza, non aveva dato i risultati sperati.

“CHIUSO PER LE FESTIVITA’-riapertura il 7 gennaio”, recitava un cartello sopra l’entrata.

-Oh, no!- si tormentava Cheddonna,-quando riapriranno, le mie scarpe saranno già chissà dove…- ma, non avendo altra scelta, era tornata tristemente sui suoi passi.

Nei  giorni successivi aveva provato a telefonare al numero indicato sul sito della onlus, ma una voce nasale l’aveva invitata a richiamare dopo il  6 gennaio.Aveva anche scritto un’ e-mail, ma non aveva ricevuto risposta.

Alla vigilia dell’Epifania,  Cheddonna era andata a dormire  pensando che mancavano solo due giorni al momento in cui avrebbe finalmente saputo cosa ne  era stato delle sue “numero uno”, ed era scivolata in un sonno leggero, affollato di immagini e sogni bizzarri. A un tratto, mentre  si trovava in  pigiama nel bel mezzo di una festa molto chic, intenta a sostenere una fitta conversazione con un unicorno, aveva visto passare pochi centimetri sopra la sua testa la Befana in persona che, invece delle solite logore scarpacce, indossava le sue Loboutin del ’93.

Cheddonna aveva strabuzzato gli occhi e, senza pensarci un secondo, aveva afferrato la caviglia della Befana, nel tentativo di riportarla a terra, o quanto meno di recuperare le scarpe, ma  quest’ultima aveva dato un colpo di acceleratore alla sua scopa volante ed era letteralmente decollata, trascinando Cheddonna tra le stelle di quella notte freddissima.

-Ladra di scarpe, mettimi subito giù!-aveva protestato, inutilmente.

La vecchia non la stava a sentire; sfrecciava rasente ai comignoli, scendeva a perdifiato lungo i cornicioni e i camini, ridendo e lanciando gridolini  di giubilo ogni volta che trovava delle calze da riempire di dolciumi, con Cheddonna ciondoloni sotto di lei. 

Insieme avevano visitato case lussuose e accoglienti e umili dimore, bevuto tazze di latte ormai fredde e biscotti lasciati per la Befana dai bambini,  e gustato il calore di quell’attesa. Si erano divertite, insieme.

Cheddonna sentiva di non essere più in collera con quella vecchietta eccentrica.

-Certo che, con le mie Loboutin, hai tutto un altro stile, quasi quasi te le regalo!-le aveva detto Cheddonna, nel congedarsi.

La Befana aveva riso di cuore e, salutandola con la mano, aveva fatto inversione a U, scomparendo nel cielo in un turbinio di polvere d’oro.

Cheddonna si era svegliata, la mattina seguente, con la sensazione di trovarsi ancora sui tetti della città, in compagnia della simpatica vecchietta che somigliava un po’ a NonnaNenna. In fondo al letto, legate con un fiocco, c’erano le sue Loboutin del ’93, ricoperte da un sottile strato di polvere di stelle.

 

 

 

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