images-Giovedì grasso a scuola non si fa un tubo, e poi ci sono due giorni di vacanza.-si compiaceva IlPrincipe, pregustando il lungo weekend che lo attendeva.

-Giovedì grasso preparerò, come sempre, le frittelle di mele, e Donato, Diletta, Matteo, Beniamino, Teodoro, Dorotea e Adessobasta, con i loro nasi sporchi di zucchero a velo, sembreranno di nuovo piccini, anche se Donato ha già la patente…-pensava Tuttisuoi?, con un pizzico di nostalgia.

-Giovedì grasso, di solito, nessuno ha da ridire su come mi vesto…-rifletteva L’altrozio, guardando pensosamente la punta delle sue decollete rosa shocking.

-Giovedì grasso è il giorno in cui le strade si riempiono di quegli orribili coriandoli, che ad agosto te li ritrovi ancora in mezzo ai piedi, per come puliscono le strade da noi.- considerava Lastregdisopra, sbuffando.

-Giovedì grasso si può andare a scuola vestiti da Iron man!-aveva annunciato il “Che”alla Fulvia e a Cheddonna, festante.

A lui, in realtà, piaceva travestirsi ogni santo giorno, perché i bambini non aspettano Carnevale per essere se stessi.

Cheddonna pensava  che i grandi, invece, si travestono ogni giorno, indossando maschere intonate ai diversi contesti, perché essere se stessi non è un gioco da ragazzi.

Giusto una volta all’anno, forse, di giovedì grasso, appunto. Anzi, di giovedì “diversamente magro”, che fa più chic.

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Da quando “q.b, manuale di cucina atomo-molecolare” era balzato in vetta alla classifica delle vendite dei libri di cucina, Cheddonna aveva ottenuto moltissime recensioni positive, qualche critica, e un discreto numero di tentativi di imitazione, persino da parte di alcuni insospettabili chef stellati.

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“Dal freezer alla padella senza passare dal via”

aveva avuto un’impennata di visite e condivisioni, e i numerosi commenti che riceveva ogni sua nuova ricetta avevano convinto Cheddonna che la cucina di sussistenza, o atomo-molecolare che dir si voglia, fosse ormai completamente sdoganata e pronta a divenire il nuovo trend gastronomico del futuro.

Poteva senz’altro ritenersi soddisfatta, pensava, fino al giorno in cui IlPrincipe le aveva fatto notare che, oggi, l’indice di popolarità di un personaggio è rappresentato dal numero dei suoi haters, cioè dei suoi denigratori, più che da quello dei suoi fan.

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