Da ottobre cominciava a sognarla, accanto all’immagine del fuoco scoppiettante del camino e delle caldarroste;

a novembre l’aspettava impaziente, come si attende un’amica che non si riabbraccia da tempo;

a dicembre la invocava, perché il Natale senza di lei non è la stessa cosa;

a gennaio, poi, la rimpiangeva, perché anche quell’anno, dalle sue parti, non si era degnata di passare a fare un saluto, e la primavera era ormai alle porte.

-Ah, la signora bianca, che col suo lento incedere  porta via con sé i veleni che ammorbano l’aria e i pensieri che zavorrano il cuore, e col suo manto immacolato copre  i cassonetti dei rifiuti stracolmi e le buche sull’asfalto, le brutture e le ingiustizie di un mondo che, a colori, fa tutto un altro effetto!- pensava Cheddonna, stringendo tra le mani una tazza di tè bollente.

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A poche settimane dal 4 marzo, il dibattito all’interno del M.A.M.A. si era fatto serrato: dopo la scelta -ça va sans dire- di Cheddonna come candidata premier, era venuto il momento di stilare una lista dei possibili, futuri ministri.

-Ministre! – aveva corretto la Fulvia, stizzita.

-Ehm, ehm…scusate, ma la grammatica non è un’opinione! – era saltata su, piccata, Lamaestrinadallapennarossoblù, l’anziana insegnante delle elementari di Cheddonna, invitata per l’occasione -Trattasi di sostantivo maschile. Al massimo “ministressa”, per quanto cacofonico… –

-Buuuh! Retrograda! Si aggiorni!- l’avevano fischiata le altre.

Cheddonna era intervenuta a sedare gli animi, riportando, per fugare ogni dubbio, una dichiarazione della presidente della Crusca che incoraggiava l’uso del sostantivo al femminile.

Lamaestrinadallapennarossoblù si era ritirata sull’Aventino, poco convinta e un tantino offesa, e Cheddonna stava  tentando invano di porre rimedio all’incresciosa situazione, quando era intervenuta Brunilde, una nuova iscritta con una grande passione per i classici greci e latini. 

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Dopo essere stata eletta, per alzata di mano, candidata premier per il M.A.M.A., Cheddonna aveva ricevuto un invito a partecipare di martedì a una trasmissione politica, insieme agli esponenti di alcuni dei partiti di maggior spicco.

Seduta su una delle scomodissime casse di legno che fungevano da sgabelli nella scarna scenografia dello studio, Cheddonna si guardava intorno, un po’ emozionata. In fondo era la prima volta che andava in televisione.

Poco prima, in sala trucco, aveva incontrato una donna bionda, cui il truccatore stava cercando inutilmente di cancellare due enormi borse sotto gli occhi.

-Ah, signora mia!- le aveva sussurrato la donna, affranta,- ‘sta cosa che in diretta non si può usare photoshop è una iattura. Sì, per carità, c’è sempre il metodo Barbara D’Urso, con le luci sparate in faccia, ma non è la stessa cosa!-

Cheddonna aveva abbozzato un sorriso, poi l’aveva dovuta lasciare, perché era il suo turno di partecipare al dibattito.

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-NonnaNenna, cosa ne pensi della prima serata di Sanremo?- aveva domandato Cheddonna, a colazione.

-Mah…-aveva risposto lei, meditabonda.

-C’erano la Vanoni, Ron e perfino una nutrita rappresentanza dei Pooh, i cantanti dei tuoi tempi, non sei contenta?-

-Bah, le mummie del museo di Torino sono più giovanili…-

-Ma alcune canzoni erano belle, dai!-

-Sarà, ma  me parevano tutti stonati come le campane di don Travet!-

-E i giovani, i giovani ti sono piaciuti, almeno?-aveva domandato Cheddonna, che sapeva quanto NonnaNenna credesse nelle nuove generazioni.

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Dopo il timido coming-out dell’anno precedente  nei confronti del festival di Sanremo, Cheddonna e le amiche del M.A.M.A. avevano deciso di venire allo scoperto, se non coram populo, almeno fra di loro.

Quella sera e quelle successive, fino alla finale di sabato, si sarebbero trovate a casa dell’una o dell’altra per assistere tutte insieme alla kermesse canora.

-Eh… ma dove? E poi come facciamo con i nostri mariti? – aveva obiettato la Titty, mamma della Sissy.

-Già, non possiamo mica dir loro che ci troviamo a vedere il Festival…Il mio non ci crederebbe mai e come minimo penserebbe che io abbia un amante!- aveva ridacchiato la Marty, mamma del Lolly, che adesso si faceva chiamare Lo-e-basta.

-Minimo.-avevano commentato all’unisono Cheddolce e Tuttisuoi?

-Mercoledì potete venire tutte da me, Miomarito va a giocare a calcetto e ho la casa libera, però le altre sere non saprei come fare…-aveva proposto Cheddonna,  scusandosi.

Tutte si erano guardate senza sapere cosa dire, poi Lastregadisopra si era schiarita la voce:

-Be’, perché questa sera non venite  tutte da me? Da quando Quelverme se n’è andato con Larovinafamiglie non ho più di questi problemi!-

Cheddonna le aveva rivolto un sorriso di incoraggiamento.

-Ma scusa, tu non eri quella che non aveva il televisore?-avevano esclamato in coro le altre mamme del M.A.M.A.

Lastregadisopra era arrossita.

-Ehm, sì, è vero, non l’ho mai avuto, ma quando ho saputo che quest’anno a Sanremo ci sarebbe stato Claudio Baglioni non ho potuto resistere e ne ho comprato uno a 55 pollici, per non perdermi nulla.

Allora è deciso, vi aspetto alle 21 a casa mia, con le pattine, mi raccomando!-

 

 

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