Aveva letto tutti gli articoli che parlavano della profezia dei Maya sulla fine del mondo. Non si era persa nemmeno una puntata di Voyager sull’argomento. Aveva partecipato a lunghe discussioni in merito bevendo il caffè insieme alle mamme della scuola di suo figlio, ironizzando sulle loro paure in nome di una visione illuminista della realtà, scevra da ogni forma di superstizione.
Era persino riuscita a convincerle che si trattasse solo di una colossale bufala.
Eppure quella mattina, a poche ore da quel fatidico 21 dicembre, l’impianto di solido positivismo su cui si basavano le sue certezze cominciava a dare qualche segno di cedimento.
“E se fosse vero? “mormorava Cheddonna tra sé, posando pensierosa la tazzina. “Resterebbero solo poche ore…”
Senza accorgersene aveva ricominciato a rosicchiarsi le unghie, come faceva da bambina.
Poi, rivolta a una delle mamme che le stavano intorno:
“Scusa, a  che ora è la fine del mondo?”

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