Ora che le giornate si erano fatte più fresche, a NonnaNenna piaceva uscire a fare quattro passi per le vie intorno a casa.La maggior parte delle volte la accompagnava la badante, ma ogni tanto era  Cheddonna a darle il braccio.
Un pomeriggio erano scese insieme a portare Gaetano, il cane de IlPrincipe, a fare una passeggiata.  Avevano già incontrato diversi cani che portavano a spasso i loro padroni, qualche arzilla cinquantenne in tutina aderente che correva con l’i-pod legato al braccio, alcune mamme che spingevano orgogliose passeggini hi-tech e un anziano un po’ malfermo in bicicletta. A un tratto, dalla parte opposta del marciapiede, avevano visto arrivare un bambino di due o tre anni, che trascinava per mano un uomo dai radi capelli bianchi e dalle fittissime rughe, che a stento riusciva a tenere il suo passo.
NonnaNenna,  che adorava i bambini piccoli e quando ne vedeva uno non riusciva a trattenersi, aveva esclamato:”Ciao, belé! Vai a spasso col nonno?”
Sul volto dell’uomo, fino a un momento prima affabile e sorridente, era comparsa una profondissima ruga, proprio in mezzo alle sopracciglia aggrottate, e la bocca si era stirata in una smorfia., preannunciando un’imminente catastrofe.
“Veramente sono il padre” aveva sibilato, gelido, gettando uno sguardo carico di riprovazione alle due donne.
“Insomma, NonnaNenna! ” era sbottata Cheddonna, alzando gli occhi al cielo.
“Oh, Signur!”Come facevo a saperlo? Ai miei tempi si facevano i bambini quando si era ancora in grado di corrergli dietro!” aveva sentenziato NonnaNenna.
A quelle parole Cheddonna aveva scosso la testa, mostrando tutta la sua disapprovazione, ma poi non era proprio riuscita a non sorridere.

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