Cheddonna aveva sempre sentito parlare della  mamma di NonnaNenna, la bisnonna Jeanne, come di un’arzilla vecchietta, scomparsa alla veneranda età di 106 anni. Jeune fille della buona borghesia savoiarda, si era trasferita con la famiglia in Italia, dove aveva conosciuto il futuro marito, Achille. 

Quattro figli e molti anni più tardi, constatando di non essere mai salita su un aereo, aveva chiesto ed ottenuto di sorvolare la sua città a bordo di un piccolo bimotore, in occasione del suo centesimo compleanno. 
Di lei si diceva che si alzasse sempre da tavola con un po’ di appetito, e forse era proprio questo il segreto della sua longevità.
Cheddonna non l’aveva mai conosciuta, ma la sua figura severa ed aristocratica, sulle poche fotografie che la ritraevano, tutte in età avanzata, l’aveva sempre affascinata. Sentiva, in qualche modo, di somigliarle.
Ora, a quasi cinquant’anni dalla sua morte, Cheddonna si trovava ad Abondance, il  paesino dell’Alta Savoia dove era nata Jeanne, alla ricerca delle sue origini.
Le avevano detto che nell’antica abbazia cistercense, poco lontano dalla casa dove era nata, era conservato un piccolo dipinto a olio che raffigurava una  fanciulla partita in giovane età per l’Italia, e mai più ritornata.
Cheddonna non sapeva  per quale motivo quel dipinto si trovasse lì,  né se si trattasse realmente di lei, ma aveva deciso di scoprirlo. Dopo un lungo girovagare per i corridoi dell’Abbazia e  tra le arcate del chiostro, in una nicchia tra due colonne, vide una cornice dorata dalla quale una Cheddonna  un po’ più giovane e in abiti decisamente fuori moda la guardava sorridendo e capì di aver trovato ciò che stava cercando.

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