imagesIl tre novembre, il giorno dopo la festa dei Defunti, di Ognissanti e Halloween,  il mondo cambia volto.

Archiviati ragnatele e pipistrelli, le zucche, come nella fiaba di Cenerentola, tornano a  essere semplici ortaggi, buoni per farne tortelli e minestre.

Dalle tombe, il vento impietoso di novembre spazza via i petali ormai appassiti di crisantemi che torneranno a vestirle di colori soltanto fra un anno, quando le offerte speciali dei supermercati, fin dai primi d’ottobre, ci ricorderanno che la festa dei morti si avvicina.

A questo pensava Cheddonna entrando nel centro commerciale, al cui ingresso principale, fino al giorno prima, troneggiava un’enorme zucca di plastica.

Ora, all’improvviso, era Natale dappertutto, e dove un istante prima era arancione e nero,  era un trionfo d’oro e rosso, di blu e d’argento,  a riempire l’horror vacui di quel tempo di mezzo che il calendario suggerisce, tra una festa e l’altra.

E allora, via col Natale a novembre, e poi l’Epifania, san Valentino, Carnevale,  Pasqua, la festa del papà e quella della mamma, in un turbinio incessante di colori e simboli, di luci e suggestioni, del tutto simile a quello di una giostra.

“Certo che, se non rallentiamo un po’,” pensava Cheddonna,”di questo passo finiremo col fare confusione, e vedremo Babbo Natale con un’ascia in testa, o il coniglio pasquale che semina calze della befana tra i campi di zucche…”

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