Papa Francesco, come al solito, era stato perentorio, nel discorso rimbalzato rapidamente su tutti i media:  i conventi chiusi non dovevano diventare alberghi per guadagnare denaro, ma centri di accoglienza per i migranti. Parole dure, che avevano costretto tutti a interrogarsi, a cercare delle soluzioni.
“E’ proprio un peccato che il seminario diocesano, con la sua foresteria da oltre cento posti letto, sia in procinto di essere ristrutturato”  pensava   Loziovescovo, che aveva appena finito di scegliere insieme ad Archidelia, l’architetto di cui gli aveva tanto parlato Cheddonna, le vasche idromassaggio per le nuove celle climatizzate della struttura.
“Eh, io abito in un bilocale, non certo in un convento” pensava don Travet, mentre l’ascensore lo portava nel suo appartamento al sesto piano dell’edificio dove ormai, da quando il vecchio parroco era al ricovero,  viveva completamente solo.”Per fortuna”aveva aggiunto poi, sempre nei suoi pensieri, ma a bassa voce, per far finta di non aver sentito.

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