Seduta nello scompartimento “Executive” del Frecciarossa, Cheddonna guardava il panorama schizzare via, oltre il finestrino, in un susseguirsi quasi indistinto di palazzi, alberi, capannoni industriali, e ancora case e stazioni intermedie di cui non riusciva a leggere i nomi, un po’ per la folle velocità del treno, che un grande display indicava in 275 chilometri orari, e un po’ perché non avrebbe mai ammesso che, a quarantanove anni suonati, avrebbe avuto bisogno di un buon paio di lenti multifocali.

Suonati proprio quel giorno, tra l’altro, perché per il suo compleanno, l’otto marzo, Cheddonna aveva deciso di regalarsi una giornata da turista a Firenze, a respirare un po’ di quella bellezza che aveva sempre il potere di riconciliarla con il mondo. Miomarito non aveva potuto accompagnarla, quella volta, così Cheddonna aveva deciso di partire da sola, come faceva, talvolta, da ragazza.

Erano passati tanti anni, ma lo spirito non era poi tanto diverso da quello che aveva a diciannove, pensava, guardando  il suo volto pensoso riflesso dal vetro del finestrino. Le rughe no, però, quelle allora non c’erano e i capelli, per quanto Fr@nko prima e Lemiecareparrucchiere poi avessero saputo fare miracoli nel riprodurre il suo colore naturale, non avevano proprio la stessa sfumatura ramata di un tempo. Anche gli occhi erano diversi, meno limpidi, forse, ma più pieni e profondi, adesso, come se i miliardi di immagini transitate loro davanti, in trent’anni, li avessero colmati di  consapevolezza. Di inquietudine, anche, che non è altro che l’altra faccia della medaglia. Di domande sul futuro che a vent’anni, quando il tempo da ipotecare le sembrava infinito, neanche le sarebbero passate per la testa. Di qualche dubbio in meno, forse, ma solo perché invecchiare insegna a dare un diverso peso alle cose, e a volte regala un po’ di autostima in più, quel tanto che basta per accettarsi per come si è.

-L’ultimo compleanno prima dei cinquanta…-pensava, senza crederci del tutto.

-In fondo si ha l’età che ci si sente. NonnaNenna, ad esempio, non credo sappia di avere quasi cento anni, quando esce con le amiche del N.O.N.N.A.* per l’happy hour della domenica…

Mentre Cheddonna era assorta in questi pensieri il display sopra le porte dello scompartimento si era riempito di rami di mimosa e una musichetta allegra aveva fatto da sottofondo a una suadente voce maschile.

-Le Ferrovie dello Stato augurano a tutte le splendide clienti della Executive class una felice Festa della donna e sono liete di annunciare che, tra poco, riceveranno un omaggio appositamente pensato per questo giorno speciale!-

-Be’, trent’anni fa non viaggiavo certo in Executive; qualche vantaggio, nell’avere qualche anno in più, dopotutto c’è…-pensava Cheddonna, incuriosita.

A un tratto, dal vagone adiacente, era spuntato un uomo in divisa, che teneva sottobraccio una scatola adorna di rametti di mimosa dalla quale estraeva dei piccoli oggetti, per distribuirli alle signore presenti.

Cheddonna aveva strizzato gli occhi per vedere meglio, ma nulla da fare: avrebbe dovuto proprio decidersi a prenotare una visita dall’oculista, pensava.

Quando l’uomo era arrivato davanti al sedile di Cheddonna, le aveva rivolto un sorriso galante e, con una mossa a  effetto, aveva estratto dalla scatola un piccolo involto trasparente, dal quale  spuntava qualcosa di giallo.

-Per lei, madame!- aveva cinguettato l’incaricato delle Ferrovie, porgendole l’omaggio.

Cheddonna aveva ricambiato il sorriso, prima di aver messo a fuoco l’immagine.

-G-grazie!- aveva balbettato, quando si era resa conto di stringere tra le mani una caramella al limone. Eh, sì, i tempi erano proprio cambiati: quando lei aveva vent’anni le Ferrovie dello Stato avrebbero regalato  perlomeno un Ferrero Rocher a una signora, altro che caramelle!

 

*Nuova Organizzazione Nonne più o meno Novantenni Ardite.

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