Durante la notte fra il 4 e il 5 marzo Cheddonna era rimasta sveglia per seguire la maratona elettorale di Mentana. Dopo i confortanti dati delle diciannove sull’affluenza ai seggi, Cheddonna e le sue amiche, riunite presso il quartier generale del M.A.M.A., avevano atteso prima gli exit-poll, poi i primi dati dello scrutinio.

La tensione era alle stelle, soprattutto quando sullo schermo alle spalle del conduttore, accanto al logo del Movimento, era apparsa di nuovo la sigla N.P. dei giorni passati.

-Vedi, è uscito di nuovo! N.P.=Noi prime! – si era rallegrata la Fulvia, allargando le braccia per sottolineare il concetto.

  • Mah, sei sicura che significhi proprio quello?Io ci andrei cauta…- aveva ribattuto Cheddolce, scettica.

-Sono d’accordo, forse si riferisce ai voti e vuol dire”Neanche pochi”.- aveva convenuto Tuttisuoi?, possibilista.

  • O “Non pervenuto”…- aveva aggiunto NonnaNenna, pratica.
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-Allora, Cheddonna, qual è la percentuale del M.A.M.A. nei sondaggi?- aveva chiesto la Fulvia, a due giorni dal voto.

Cheddonna aveva cominciato a scorrere lo schermo del computer, sul quale campeggiava l’elenco dei 76 partiti candidati alle elezioni del 4 marzo. Tra i primi spiccavano  quello di Cicciobelloprimacomunione, di Laruspa e del signore dalla faccia di silicone  che aveva incontrato alla trasmissione televisiva cui aveva partecipato qualche settimana prima. Poco distante quello di Misterbean, che quella sera era assente, seguito dalla signora bionda con le borse sotto gli occhi e da quella con lo sguardo fisso.

17% 40%, 15%, 3,5% 20%, 4,5%…le percentuali si susseguivano, sullo schermo, a comporre il panorama del possibile risultato finale.

  • Non lo trovo…- aveva risposto Cheddonna, scorrendo compulsivamente l’elenco, poi, finalmente, si era illuminata:-Eccolo!-

-Ah, bene!- aveva commentato la Fulvia, -che dice?-

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Da ottobre cominciava a sognarla, accanto all’immagine del fuoco scoppiettante del camino e delle caldarroste;

a novembre l’aspettava impaziente, come si attende un’amica che non si riabbraccia da tempo;

a dicembre la invocava, perché il Natale senza di lei non è la stessa cosa;

a gennaio, poi, la rimpiangeva, perché anche quell’anno, dalle sue parti, non si era degnata di passare a fare un saluto, e la primavera era ormai alle porte.

-Ah, la signora bianca, che col suo lento incedere  porta via con sé i veleni che ammorbano l’aria e i pensieri che zavorrano il cuore, e col suo manto immacolato copre  i cassonetti dei rifiuti stracolmi e le buche sull’asfalto, le brutture e le ingiustizie di un mondo che, a colori, fa tutto un altro effetto!- pensava Cheddonna, stringendo tra le mani una tazza di tè bollente.

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A poche settimane dal 4 marzo, il dibattito all’interno del M.A.M.A. si era fatto serrato: dopo la scelta -ça va sans dire- di Cheddonna come candidata premier, era venuto il momento di stilare una lista dei possibili, futuri ministri.

-Ministre! – aveva corretto la Fulvia, stizzita.

-Ehm, ehm…scusate, ma la grammatica non è un’opinione! – era saltata su, piccata, Lamaestrinadallapennarossoblù, l’anziana insegnante delle elementari di Cheddonna, invitata per l’occasione -Trattasi di sostantivo maschile. Al massimo “ministressa”, per quanto cacofonico… –

-Buuuh! Retrograda! Si aggiorni!- l’avevano fischiata le altre.

Cheddonna era intervenuta a sedare gli animi, riportando, per fugare ogni dubbio, una dichiarazione della presidente della Crusca che incoraggiava l’uso del sostantivo al femminile.

Lamaestrinadallapennarossoblù si era ritirata sull’Aventino, poco convinta e un tantino offesa, e Cheddonna stava  tentando invano di porre rimedio all’incresciosa situazione, quando era intervenuta Brunilde, una nuova iscritta con una grande passione per i classici greci e latini. 

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Dopo essere stata eletta, per alzata di mano, candidata premier per il M.A.M.A., Cheddonna aveva ricevuto un invito a partecipare di martedì a una trasmissione politica, insieme agli esponenti di alcuni dei partiti di maggior spicco.

Seduta su una delle scomodissime casse di legno che fungevano da sgabelli nella scarna scenografia dello studio, Cheddonna si guardava intorno, un po’ emozionata. In fondo era la prima volta che andava in televisione.

Poco prima, in sala trucco, aveva incontrato una donna bionda, cui il truccatore stava cercando inutilmente di cancellare due enormi borse sotto gli occhi.

-Ah, signora mia!- le aveva sussurrato la donna, affranta,- ‘sta cosa che in diretta non si può usare photoshop è una iattura. Sì, per carità, c’è sempre il metodo Barbara D’Urso, con le luci sparate in faccia, ma non è la stessa cosa!-

Cheddonna aveva abbozzato un sorriso, poi l’aveva dovuta lasciare, perché era il suo turno di partecipare al dibattito.

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