In tempo di pandemia, una delle pochissime attività extra-casalinghe di Cheddonna era la spesa al supermercato, che lei affrontava ogni volta con lo stesso spirito temerario di un soldato in avanscoperta, fuori dalla propria trincea.

I primi tempi aveva provato a cercare uno slot libero sul sito delle consegne a domicilio da cui si serviva abitualmente, ma erano tutti prenotati fino al 2021, e così, armata di mascherina ffp2 e di una confezione di disinfettante formato XL, ogni dieci giorni circa Cheddonna scendeva dall’auto guardandosi intorno per individuare eventuali cecchini senza mascherina, puliva con il disinfettante il manico del carrello e, infilato un paio di guanti in tinta con l’outfit del giorno, si accingeva a entrare nel supermercato.

Superata la postazione per il controllo della temperatura che, un po’ come il metal detector degli aeroporti o la paletta dei vigili sulla statale, aveva l’effetto del tutto irrazionale di farla sentire in colpa, Cheddonna si sentiva subito meglio.

Con passo deciso, si avviava tra le corsie, stando bene attenta a mantenere le distanze dagli altri avventori. All’occorrenza, si serviva del tacco 12 delle sue décolleté per pestare i piedi di chi osava avvicinarsi troppo e per raggiungere gli scaffali più alti senza  dover utilizzare la scaletta, peraltro spesso introvabile.

Eh sì, fare la spesa con i tacchi era certamente una scelta vincente, ma questo Cheddonna lo sapeva da sempre, non c’era bisogno che glielo dicesse un tutorial televisivo.

L’unico problema è spingere il carrello, soprattutto quando è stracolmo e tende tutto verso destra, pensava, arrancando, come una reduce, verso la sua automobile.

 

 

Caracollando sui tacchi che affondavano nella ghiaia del vialetto,  L’altrozio, regina della settima giornata,  aveva preso posto sullo scranno e aveva cominciato a raccontare, quando era stato interrotto da Lastregadisopra.

-Scusate, eh, ma a quanto mi risulta ieri è iniziata la fase due…Cosa ci facciamo ancora qui? A quest’ora dovremmo essere tutti in giro a trovare i nostri congiunti, cioè parenti, affini, coniugi conviventi e partner delle unioni civili, fidanzati e affetti stabili!

-Beh, in effetti Anchemiei potrebbe aver bisogno di una mano con Donato, Diletta, Matteo, Beniamino, Teodoro, Dorotea e Adessobasta… aveva considerato Tuttisuoi?, scoppiando a ridere.-Soprattutto dopo l’altro giorno, al telefono,che gli ho detto per scherzo che pensavo di essere di nuovo incinta…-

-E lui come l’ha presa?- aveva domandato Cheddonna, ridendo.

-Abbastanza bene, vorrebbe chiamarlo Manonerinmenopausa?, mi ha detto!-

Tutti, tranne Loziovescovo, che disapprovava l’utilizzo anche a scopo ludico della menzogna e Laluisa, che, come al solito, non aveva capito nulla,  si erano uniti al coro delle risate.

-Se siete d’accordo,-aveva proposto Cheddonna, quando era tornato il silenzio,- Dal momento che Tuttisuoi? ci ha già anticipato la novella dell’ottava giornata, ridarei la parola a L’altrozio e poi passerei alla nona e alla decima giornata, con Laluisa e, infine, NonnaNenna.

Quando il mormorio di approvazione si era affievolito, L’altrozio aveva ripreso:- Un giorno, su Facebook, ho ricevuto una richiesta di amicizia da parte di un ragazzo bellissimo, che aveva visto una mia foto con la parrucca da Rita Hayworth, la rossa mozzafiato che ha ispirato il personaggio di Jessica Rabbit, avete presente?-

Loziovescovo aveva annuito un po’ troppo vigorosamente, prima di tornare ad atteggiare il viso a un’espressione grave e compunta.

-Continua!- aveva esclamato la Fulvia, rivolta a L’altrozio.

-Be’, ecco, il ragazzo non aveva capito che si trattava di una parrucca, e a dirla tutta nemmeno che io fossi una drag queen, e per un po’ siamo andati avanti a scriverci e a chattare, fino a quando lui mi ha proposto di incontrarci, per far crescere la nostra relazione virtuale…-

-E poi cos’è successo?-aveva domandato piano Miomarito, vedendo che L’altrozio aveva cambiato espressione.

-Quando lui mi ha visto ha fatto una faccia strana e ha detto soltanto: “bello scherzo!”, ma non rideva affatto. Da quel giorno non ci siamo più visti, e mi ha bloccato anche su Facebook…-

-Tocca a me, tocca a me!- aveva commentato Laluisa, sentendo che L’altrozio aveva smesso di parlare e che nessuno, intorno, fiatava.

-Nella nona giornata vi devo raccontare… quello che mi piace. Dunque…- e Laluisa aveva attaccato con un elenco di banalità che nessuno dei presenti si era preso la briga di ascoltare, intenti com’erano a confortare L’altrozio.

Quando, finalmente, Laluisa aveva finito di parlare, NonnaNenna aveva preso la parola: – bene, direi che per oggi abbiamo avuto abbastanza emozioni: alcune allegre, altre tristi, altre…ehm.

Proporrei di andare a preparare i bagagli e di tornare finalmente alle nostre case…-

-Ma, NonnaNenna, manca la tua storia, sulle avventure d’amore vissute con cortesia e magnanimità!- avevano protestato in coro Cheddonna e Cheddolce, come quando erano bambine.

NonnaNenna le aveva guardate e, allargando le braccia, aveva esclamato: -Basta raccontare storie che riguardano il passato, da domani si ricomincia a vivere il presente! Buona fase due a tutti voi, con giudizio, mi raccomando!

Poi, allontanandosi, aveva mormorato tra sé: -Tsé, una signora non racconta in pubblico le proprie avventure galanti, cosa credevano?-

 

La  mattina della sesta giornata, il sole aveva ricominciato a scaldare l’aria, perciò Cheddonna aveva invitato la brigata ad accomodarsi in giardino, dove di lì a  poco li avrebbe raggiunti il re.

Dopo essersi seduto sullo scranno reale, Miomarito aveva iniziato a raccontare:

-Un mio conoscente, sposato da poco, aveva una moglie che si dilettava segretamente di poesia.  Ogni giorno la donna componeva versi, perlopiù in rima baciata, del tipo “cuore/amore”, per intenderci. Poesie lunghissime e, francamente, orribili, come ho avuto modo di constatare di persona. – aveva sospirato.

-Dopo qualche tempo la signora aveva scritto quasi un centinaio di poesie, così, un giorno, decise di  farle stampare e di  regalare una copia del libro al marito, per fargli una sorpresa.

Il marito l’aveva ringraziata e, la sera stessa, prima di dormire, aveva cominciato a leggere il libriccino, sotto lo sguardo attento  della moglie, che fingeva di leggere a sua volta, ma in realtà teneva d’occhio le sue reazioni.

-Erano tanto brutte, quelle  poesie?-aveva domandato Cheddonna, a cui non pareva di aver mai sentito Miomarito raccontare quella storia prima d’allora.

-Brutte sì, bruttissime, ma per fortuna il mio  conoscente è un uomo poco espressivo, uno che non fa trapelare le emozioni, perciò la moglie non si era accorta dello sconcerto che lo aveva assalito, man mano che proseguiva nella lettura. Ma a un certo punto lei non riuscì più  a trattenersi, e gli domandò come avesse trovato le sue poesie…-

-E lui cosa le rispose?-avevano domandato in coro tutti i  presenti.-

Miomarito aveva fatto un sorrisetto misterioso, poi, imitando la voce del suo conoscente, aveva esclamato:- Mia  cara, le tue poesie sono, come dire? Indimenticabili!-

-Genio!-aveva esclamato Cheddolce, che era discretamente versata nell’arte della dissimulazione.

-Come salvare capra e cavoli!-aveva commentato NonnaNenna, con la saggezza popolare che la contraddistingueva.

-Un fulgido esempio di ingegno e diplomazia, degno di un gesuita!- aveva aggiunto Loziovescovo, ammirato.

-La solita paraculaggine dei maschi…-aveva sbuffato la Fulvia.

Ma, alla fine,  tutti avevano finito col sorriderne.

Cheddonna, invece, era un po’ perplessa. Quando lei aveva pubblicato “Q.B.”, il suo libro di ricette di cucina di sussistenza, il commento di Miomarito non era stato lo stesso? (continua)

 

 

 

Il giorno  seguente era scoppiato un forte temporale, e l’allegra  brigata aveva dovuto rinunciare ancora a riunirsi in giardino.

Loziovescovo, re della quinta giornata, si era fatto portare da una delle aule dismesse del piano di sopra una cattedra, con tanto di pedana rialzata, e vi si era accomodato, stando bene attento a non sciupare la perfetta piega della talare, nel sedersi.

-Fratelliiii  e sorelleee, siamo qui riuniti…-aveva cominciato, inserendo la modalità “vibrato”.

-Dem, su, non siamo mica in chiesa!- lo aveva rimproverato NonnaNenna che, essendo sua sorella, poteva permettersi una certa confidenza.

Lievemente infastidito per l’interruzione, Loziovescovo si era schiarito la voce e aveva ripreso:- Come sapete, il tema di oggi è la felicità ottenuta dagli amanti dopo avventure straordinarie.Oggi vi narrerò la storia di due giovani fidanzati che avevano deciso di sposarsi, ma…-

-Ma lei lo lascia perché scopre che lui ha un’altra,- aveva commentato Lastregadisopra,-come Quelverme!-

-No, no, lei lo lascia perché lui è un maschilista retrogrado,- l’aveva corretta la Fulvia, scuotendo la testa.

-Forse lui l’ha lasciata perché ha capito di amare un altro uomo…-aveva ipotizzato L’altrozio, sorridendo.

-Come dicevo,-aveva ripreso Loziovescovo, dopo aver fulminato tutti e tre con lo sguardo,-i due giovani avevano già fissato  la data del matrimonio e tutto era pronto, quando un grave impedimento dirimente giunse a sconvolgere i loro progetti.

-Chiedo scusa, Loziovescovo, la storia per caso si svolge in Lombardia?-era intervenuto Miomarito, che aveva subito mangiato la  foglia.

-Sì, per la precisione tra le province di Lecco, Bergamo e Milano, perché?- aveva domandato Loziovescovo, sorpreso da quella domanda.

-Niente, niente, continui, la prego…-aveva risposto Miomarito, con un sorrisetto d’intesa.

-Un uomo potente aveva deciso  che quel matrimonio non si sarebbe dovuto  celebrare e il sacerdote, ahilui, aveva dovuto chinare il capo e ubbidire, poi l’epidemia aveva fatto il resto…-

-E il lazzaretto, i bravi, la monaca di Monza…-aveva elencato Miomarito a Cheddonna, sottovoce.-Certo che tuo zio avrebbe potuto scegliere una storia più originale, invece di copiare i Promessi sposi…-

-Ma poi si sono sposati, vero?-aveva domandato Laluisa, che non avrebbe potuto sopportare un’altra storia senza lieto fine, dopo quella de Lastregadisopra.

-Non ancora, ma l’ultimo Dpcm del Presidente Conte prevede la possibilità di  celebrare funerali e matrimoni a porte chiuse, nel rispetto delle distanze di sicurezza e con l’uso degli appositi presidi, perciò il prossimo otto maggio, i due giovani saranno finalmente uniti in matrimonio! Tutto è bene quel che finisce bene!- e, con un gesto regale, Loziovescovo aveva congedato i presenti, dopo aver designato Miomarito come re della sesta giornata. (continua)

 

 

La mattina della quarta giornata, il cielo non prometteva nulla di buono e la temperatura mite dei giorni precedenti aveva lasciato il posto a un freddo marzolino, da fine inverno. Perciò, a malincuore, l’allegra brigata aveva deciso di rientrare e di proseguire le narrazioni nel salone che da sempre aveva ospitato le riunioni del M.A.M.A.

A piccoli gruppi, le persone stavano cominciando a prendere posto, quando: -AAAARGH!- aveva strillato Lastregadisopra, mettendosi le mani nei capelli.

  • Che succede?- aveva domandato Miomarito, come un Morgan qualunque dopo l’uscita di scena di Bugo.

-Qui dentro è un DISASTRO: c’è polvere dappertutto, i vetri hanno gli aloni e NESSUNO ha passato la cera sui pavimenti!- aveva esclamato Lastregadisopra, a tratti alzando istericamente la voce.

-Ma se abbiamo pulito ieri, e l’altro ieri, e il giorno prima, e tutti i maledettissimi giorni da quando siamo chiusi qui dentro?-era sbottata la Fulvia, già nervosa perché, all’interno, non si poteva fumare.

-Silenzio, oggi sono io la regina, perciò ubbidite, se volete che vi racconti la mia storia. Intanto: tu, prendi l’aspirapolvere, tu il mocio, voi due la scala e la carta di giornale per pulire i vetri, e poi, la cera! Cheddonna, per favore, potresti evitare di camminare con i tacchi dove hanno appena passato la cera? Grazie, eh!-

E, in piedi in mezzo al salone, Lastregadisopra si era messa a dirigere a bacchetta le pulizie di primavera, mentre raccontava la sua storia.

-Io e Quelverme ci siamo conosciuti a una presentazione del Bimby. Lui era il rappresentante e, appena l’ho visto, mi sono follemente innamorata…-

-Di lui?-aveva domandato Laluisa, applaudendo con lo straccio in mano, e spargendo così tutta la polvere in giro.

-Anche.- l’aveva fulminata con lo sguardo Lastregadisopra, poi aveva proseguito, con aria sognante:-e da quel momento la mia vita è cambiata: ho scoperto tante nuove ricette e ogni giorno potevo preparare nuovi manicaretti…-

-Un uomo fortunato!-aveva commentato Loziovescovo, a cui la perpetua cucinava solo brodini e verdure lesse.

-Eh, si sa, gli uomini van presi per la gola…-aveva aggiunto NonnaNenna, perdendosi nei ricordi dei bei tempi.

-Poi, quando ho smesso di allattare Tuttasuopadre, lui mi ha aiutato con lo svezzamento, anche se, certo, ogni volta c’era da pulire tutto…-

Presa da questo pensiero, Lastregadisopra aveva afferrato uno straccio e lo sgrassatore e si era messa a ripassare minuziosamente tutte le superfici già splendenti, dopo aver costretto tutti i a indossare le pattine.

-Anchemiei mi aiuta sempre con i bambini,-aveva commentato Tuttisuoi?.

-Minimo!-aveva aggiunto la Fulvia, allargando le braccia.

-Scusa,- era intervenuta Cheddolce, dubbiosa,- ma il tema di oggi non doveva essere “gli amori infelici”? Mi sembra che non ci siamo…-

Cheddonna le aveva allungato discretamente una pedata, appena un poco attutita dalla pattina che indossava sopra il tacco dodici. -Sssst! Lui se n’è andato!-

Ricordava molto bene la terribile scena di quasi quindici anni prima, quando Quelverme, seguito dalle sue valigie che rotolavano per le scale, aveva lasciato per sempre l’appartamento in cui aveva abitato con moglie e figlia.

Lastregadisopra aveva rivolto a Cheddolce uno sguardo dolente che, per un attimo, l’aveva fatta pentire di averle fatto quella domanda.

Poi, con la grandezza e lo spessore di certi personaggi pirandelliani, aveva guardato il suo pubblico, che la ascoltava in silenzio.

-È una storia triste, sì, che parla di un amore infelice, alla fine…-

-Perché lui se n’è andato?-aveva domandato L’altrozio, asciugandosi una lacrima col boa di struzzo che portava al collo.

-Perché Quelverme si è portato via il Bimby, ecco perché!-

E, imprecando a gran voce  Lastregadisopra aveva lasciato la sala, passando freneticamente il mocio dietro di sé.

 

 

 

 

 

 

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