Al telefono, la Fulvia era stata telegrafica: -raggiungimi urgentemente alla sede del M.A.M.A. , c’è una perdita d’acqua nel bagno.-

Cheddonna c’era rimasta un po’ male: va bene l’emergenza, ma che la sua amica di sempre si fosse dimenticata del suo compleanno non era assolutamente accettabile.  E di quel compleanno, poi! E proprio la Fulvia, l’amica con la quale aveva festeggiato ogni singolo compleanno da una quarantina d’anni a questa parte…

Ma poi, pragmaticamente, aveva deciso di dare la precedenza al problema contingente, dato che, dopo tutto, lei del M.A.M.A. (Movimento Anonimo Mamme apprensive)  era la presidentessa.

Certo, l’idea di uscire di casa in tempo di Coronavirus non le sorrideva affatto, ma in fondo sarebbero state solo lei e la Fulvia, e, ovviamente, ci sarebbe andata in macchina.

Miomarito, vedendola preoccupata, si era offerto di accompagnarla e così, di lì a dieci minuti, erano arrivati davanti all’edificio che ospitava le riunioni dell’associazione, riuscendo a trovare facilmente parcheggio, in una città semi-vuota.

Nelle strade c’era un silenzio irreale, che le ricordava quello ovattato che c’è dopo una nevicata, anche se quell’inverno non era caduto un solo fiocco di neve in città. Pareva che le persone, gli animali e persino le cose fossero andate a rintanarsi da qualche parte, in una sorta di letargo collettivo.

La porta dell’edificio era accostata, ma dall’interno non proveniva alcuna luce, nonostante le tapparelle fossero abbassate.

-Strano!-aveva esclamato Cheddonna, rivolgendosi a Miomarito, che la seguiva da vicino -la Fulvia dovrebbe essere là dentro, cosa ci fa al buio?- e, preoccupata, si era precipitata nel salone, usando il telefonino a mo’ di torcia.

-Fulviaaaa, dove sei? –

All’improvviso tutte le luci si erano accese contemporaneamente e la voce della Fulvia, insieme a quelle di Cheddolce, Tuttisuoi?, Laluisa, Nonnanenna, Lastregadisopra, Loziovescovo e L’altrozio si era levata in un “Sorpresaaaaaaa!” corale, che aveva strappato a Cheddonna una lacrimuccia furtiva.

(Continua)

Fra un paio di settimane Cheddonna compirà 50 anni, ma non fatele gli auguri, perché, si sa, a una donna non fa mai piacere rivelare la propria età!

Da parte mia,  voglio cominciare a  festeggiarla con un elenco di cinquanta sfumature del suo carattere, descritte nei più di 500 post pubblicati sul blog e nei due libri che ne sono stati tratti, ma non diteglielo, mi raccomando!

 

 

 

  1. Disinvolta indossatrice di scarpe tacco 12
  2. mamma de IlPrincipe
  3. moglie di Miomarito
  4. cuoca di sussistenza
  5. scrittrice di successo di libri di cucina
  6. presidentessa della onlus “Aiuta ché il Ciel ti aiuta”
  7. fondatrice del M.A.M.A. (Movimento Anonimo Mamme Apprensive)
  8. rappresentante di classe
  9. nipote de Loziovescovo
  10. agnostica
  11. cliente storica del parrucchiere Fr@nko
  12. lettrice appassionata
  13. pedinatrice seriale de IlPrincipe
  14. funambola dell’organizzazione di pranzi natalizi
  15. grammar-nazi
  16. appassionata di calcio solo ogni quattro anni
  17. cliente fissa dell’indiano che vende le rose Khrisna
  18. appassionata di fitness ma non troppo
  19. ex fidanzata di Cheuomo
  20. sorella di Cheddolce
  21. vicina di casa de Lastregadisopra
  22. amica della Fulvia
  23. cliente insoddisfatta del meccanico Anandooo!
  24. nipote di NonnaNenna
  25. turista immobiliare
  26. turista in tacco 12
  27. camperista per un giorno
  28. paziente della psicoterapeuta tosco-giapponese Sakkama-Ria
  29. condomina in conflitto con Lamministratore e il giardiniere Heyfurbo
  30. amica dello chef Baldo Bracco
  31. cognata di Unozio
  32. cognata della drag queen Laltrozio
  33. figlia del dottor Dante e della signora Berenice
  34. candidata con il M.A.M.A. alle elezioni politiche del 2018
  35. potenziale suocera di Troglodì, la fidanzatina de IlPrincipe
  36. mamma del caffè (il primo  nucleo del futuro M.A.M.A.)
  37. vicina di casa de Laluisa e Tizio
  38. vicina di casa di Tuttisuoi? e Anchemiei e dei loro 7 figli
  39. proprietaria involontaria del cane Gaetano
  40. appassionata di Sanremo
  41. nuora di Miasuocera
  42. inguaribilmente romantica
  43. a volte cinica
  44. ironica
  45. autoironica
  46. insospettabilmente poetica
  47. sempre protagonista
  48. a volte generosa
  49. perché no? simpatica
  50. unica nel suo genere

La televisione, la sera dopo il festival di Sanremo, trasmetteva immagini dei cantanti in gara, soffermandosi su quelli che, a vario titolo, avevano maggiormente movimentato la kermesse.

Cheddonna e NonnaNenna, sedute vicine sul divano, stavano commentando le varie acconciature e le mise più eleganti, quando sullo schermo era apparso un ragazzo dal volto emaciato e costellato di tatuaggi, come il resto del corpo, che la tutina  glitterata color carne in cui era avvolto lasciava intravvedere.

-Ah, Achille Lauro-, aveva commentato IlPrincipe, passando di lì, prima di tornare nella sua camera a guardare il Derby.

-Mamma mia!-aveva esclamato NonnaNenna, saltando sul divano.

-Eh già, già…

-Ma guarda che roba!

Chedddonna scuoteva la testa: -Infatti! Oltre tutto, senza l’autotune, è pure stonato!

NonnaNenna non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo, come ipnotizzata dallo sguardo malinconico di quell’apparizione surreale.

-È fortissimo!- aveva commentato, alla fine del filmato.

Cheddonna si era voltata verso di lei, interdetta.

-Come hai detto? Ti piace?

-Eccome!

-Ma… NonnaNenna…-aveva esclamato Cheddonna debolmente, mentre la quasi centenaria, dopo averle dato la buonanotte, si dirigeva verso la sua camera, appoggiandosi al bastone da passeggio e canticchiando: “me ne fregoooo, ullallà!” a squarciagola.

La sala era gremita di persone, quasi tutte oltre i sessant’anni, oltre a qualche sparuto gruppo  di giovani.

NonnaNenna era arrivata da poco, insieme alla Zaira, all’Elvezia e all’Armida, e si guardava intorno impaziente di cominciare. Provava un misto di eccitazione e di senso di colpa per essere andata in quel luogo di nascosto da sua nipote Cheddonna, come del resto faceva ogni volta che usciva insieme alle amiche del N.O.N.N.A.

-Mi dia cinque biglietti, per favore!-aveva chiesto, impaziente, all’uomo dietro il bancone. La Zaira, l’Elvezia e l’Armida l’avevano imitata, e poi si erano sedute a un tavolino, in attesa.

NonnaNenna non stava più nella pelle, e a ogni nuova estrazione tratteneva il fiato per l’emozione di vedere cosa avesse vinto.

Aveva comprato altri cinque biglietti, e poi altri dieci, finché la Zaira, preoccupata per la strana luce che le aveva visto negli occhi, non le si era avvicinata, con l’intenzione di sussurrarle qualcosa nell’orecchio, ma, essendo NonnaNenna un po’ sorda, aveva finito con l’esclamare a gran voce: -NON CREDI  CHE SIA ORA DI ANDARE A CASA?

-Ancora uno, uno soltanto!-aveva protestato NonnaNenna, mentre la Zaira la trascinava via per un braccio.

-Tutte le volte la stessa storia!Ma si può sapere almeno cosa hai vinto, stavolta?

NonnaNenna si era illuminata, mentre, uno dopo l’altro, estraeva da un grosso sacco della spesa tre paia di mutande taglia XXL, due centrini di lana fucsia, un asciugacapelli a pile, un set simil-oro da unghie quasi nuovo e innumerevoli altri oggetti, tutti ugualmente buoni per un museo del Kitsch.

La Zaira aveva scosso la testa, domandandosi come avrebbe fatto NonnaNenna a nascondere quel malloppo agli occhi acuti di Cheddonna, una volta arrivata a casa.

-Queste Pesche di beneficenza sono un’autentica rovina!- aveva esclamato la Zaira, lanciando a NonnaNenna uno sguardo di disapprovazione -la prossima volta andiamo alla sala Slot.

 

Ogni anno, verso la  fine di aprile, Cheddonna si metteva in ascolto. Tra i cinguettii degli uccellini tornati  a nidificare sugli alberi di un terreno confinante con il condominio, uno in particolare le annunciava senza alcun dubbio l’arrivo della primavera: l’allegro “Cucù” del cuculo. Ogni volta che lo sentiva, a Cheddonna tornava in mente la canzoncina che le cantava NonnaNenna quando lei era bambina:

“Cucù, cucù, aprile non c’è più, è ritornato maggio al suono del cucù.”

Un ricordo  tenero, che lei aveva voluto trasmettere anche a IlPrincipe, canticchiandogli, ogni anno, per tutti i diciannove anni della sua vita fino a quel momento, la stessa nenia.

Anche quell’anno, a maggio ormai iniziato, a  Cheddonna era tornata in mente, e ogni tanto la ripeteva a bassa voce, a mo’ di tormentone. A volte spalancava le finestre e tendeva l’orecchio: rombi di motori, stridio di frenate, il vociare di qualche pedone che passava sotto il condominio, ma del verso del cuculo nemmeno l’ombra.

-Strano, siamo  al sei di maggio e ancora nulla…come mai?-aveva domandato preoccupata a Miomarito, una volta che erano seduti a tavola.

-Eh cara, da quando hanno tagliato tutti quegli alberi per costruire  il nuovo palazzo, gli uccelli non vanno più là a nidificare, e il cuculo non ha più nidi da occupare abusivamente…-

Cheddonna ci era rimasta male, IlPrincipe aveva segretamente esultato perché così sua madre avrebbe finalmente smesso di canticchiare quella  canzoncina da dementi, e Miomarito, per consolarla, le aveva regalato un orologio a Cucù.

Cheddonna lo aveva subito appeso in cucina e allo scoccare dell’ora si incantava a guardare  l’uccellino meccanico che, uscendo da una porticina di legno, faceva cucù per il corrispondente numero di volte.

L’aveva ammirato, compiaciuta, anche prima di andare andare a dormire, e già sentiva un po’ meno la mancanza del cucù in carne e ossa.

A mezzanotte, nel dormiveglia, ne aveva ascoltato il richiamo silvestre, inframmezzato dal poderoso russare di Miomarito,  alla una pure, alle due, alle tre e alla quattro anche.

Alle cinque, senza mai essere riuscita a chiudere occhio, si era alzata in punta  di piedi e percorrendo il corridoio a piccoli passi, sulle sue babbucce tacco dodici, si era diretta in cucina, intenzionata a disattivare il meccanismo dell’orologio a cucù, nella speranza che Miomarito non se ne avesse a male, dal momento che era stato lui a regalarglielo, ma aveva trovato l’uccellino penzolante fuori dalla porticina dell’orologio, ormai esanime. Qualcuno doveva averla preceduta, ma chi?

Miomarito? In effetti, quando si era alzata, non l’aveva trovato, tastando la sua metà del letto, ma forse era semplicemente andato in bagno. Oppure IlPrincipe? Uscendo dalla sua stanza, poco prima, a Cheddonna era sembrato che in camera de IlPrincipe si spegnesse di colpo la luce, ma forse se lo era solo immaginato. NonnaNenna no di certo, sorda com’era quando toglieva l’apparecchio acustico, di notte.

-Poveretto,-pensava Cheddonna, considerando che il povero uccellino meccanico aveva esalato il suo ultimo cucù,-ha fatto proprio una brutta fine, ma almeno il vero cuculo di notte stava zitto!-

 

Mese per mese