Alla riunione del M.A.M.A.* c’era un insolito fermento; le mamme in attesa dell’inizio, divise in piccoli capannelli, discutevano tra loro. I volti animati, i toni a tratti accesi e il ripetuto incrociarsi di braccia lasciavano presagire che l’argomento che di lì a poco sarebbe stato oggetto della riunione fosse  davvero qualcosa di grosso.

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Per Cheddonna la salvaguardia dell’ambiente era sempre stata una priorità, a maggior ragione da quando  IlPrincipe, giunto ormai alla quinta liceo, le aveva fatto capire che non era  il caso che lei insistesse nell’accompagnarlo in macchina  davanti al portone della scuola, ché faceva proprio sfigato, visto che, peraltro,  dalla scuola abitavano a meno di cento metri.

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In fila all’ufficio postale Cheddonna attendeva ormai da un quarto d’ora il suo turno per inviare una raccomandata.

Davanti a lei  una decina di persone, visibilmente insofferenti per la lunga attesa, occupavano tutto lo spazio, snocciolandosi in una fila colorata e sghemba tra la porta di vetro e il bancone.

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-Ciao, tesoro, tutto bene oggi, a scuola?-aveva domandato Cheddonna, affacciandosi alla porta della cucina, mentre IlPrincipe entrava in casa.

-Uhm,  fanc, scuola di m, caz…-aveva risposto lui.

-Come, scusa?- aveva insistito Cheddonna, che non aveva afferrato il concetto.

-Eeeh, Ma’? Boh, che pall. -e, alzando le spalle, si era avviato verso la sua stanza, dopo aver lanciato un’occhiata interrogativa a sua madre.

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