-Auguri, Gaetano!-aveva esclamato IlSignorMilani, incontrando Cheddonna al ritorno dalla passeggiata mattutina.

Cheddonna aveva lanciato una rapida occhiata al grosso quadrupede che, come tutte le mattine, le aveva fatto fare di corsa il giro di tutto l’isolato, inerpicata sulle sue scarpe tacco 12, poi aveva guardato IlsignorMilani con aria interrogativa.

-Grazie ma…perché?- gli aveva domandato, fermandosi, ansante, a controllare che i tacchi fossero rimasti al loro posto, mentre Gaetano le strofinava il grosso muso sulle gambe.

-Ma come, “perché”? Oggi è il quattro ottobre: la giornata mondiale degli animali! Non lo sapeva?-

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Il salone di Fr@nko, il parrucchiere-estetista-guru di Cheddonna, oltre a essere un punto di riferimento per l’hair-style internazionale, era un crocevia di incontri al vertice tra le massime opinioniste in fatto di moda, spettacolo e gossip: una sorta di moderna agorà in cui spesso si discuteva anche di cronaca e di politica.

-Avete sentito che a Roma e nel Lazio ci sono stati sessantaquattro casi di Chikungunya? E la sindaca Raggi che fa?-aveva aperto le danze Lastregadisopra, alzando gli occhi dal rotocalco “Davvero?”, che stava leggendo mentre aspettava che il balayage si fissasse.

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Erano arrivati tutti insieme, i più giovani sotto il peso di zaini pesanti, con il loro futuro dentro, i più anziani con il passo lento di chi ha imparato che affrettarsi non serve.

Più di mille persone ammassate in un cortile spoglio, in attesa di un appello che avrebbe dovuto assegnare loro un posto nel mondo.

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Negli ultimi mesi ho scritto poco, e di mala voglia, come se inconsciamente avessi voluto prendere un po’ le distanze da Cheddonna e dal suo piccolo mondo strampalato.

Capita, a volte, anche con gli amici più cari o coi parenti stretti, di sentire il bisogno di congedarsi da loro per un po’, per guardarli da una certa distanza, e ritrovare il senso dei legami di affetto che ci uniscono a loro.

Capita, anche, di non tornare affatto, perché le strade si dividono, e le storie di ciascuno continuano su pagine differenti, in racconti incompatibili.

Ho pensato, in questi mesi, di dire addio a Cheddonna, per intraprendere nuove strade, sulle quali avrebbe finito con l’essermi d’intralcio, con quel suo tacco dodici così inadatto al cammino…

Avevo bisogno di tempo e di spazio per pensare a nuove idee, e mi sembrava che per lei non ci fosse più posto, accanto a me.

E così l’estate è trascorsa, srotolando i pensieri come teli sulla sabbia, e scrollando via le nubi.

Ho accantonato, forse solo per il momento, un progetto ancora troppo acerbo, elaborando il lutto che le cose incompiute si lasciano dietro, e immaginato una storia che aspetta solo di essere scritta, e che, invece, è finalmente matura per essere raccontata.

Mi sono guardata indietro e Cheddonna era lì a guardarmi,  sorniona. Non sembrava offesa per essere stata trascurata per tutto quel tempo, solo un po’ impaziente.

Di raccontare cosa le era successo negli ultimi mesi,  perché, anche quando ci allontaniamo da loro, le persone continuano a vivere la loro vita, e di rivelarmi qualche pettegolezzo su Lastregadisopra, perché certe cose non cambiano proprio mai.

Devo confessare che anche a me era mancata, perché un’amica che osserva la realtà “dodici centimetri sopra la terra” può fare la differenza, soprattutto quando si è un po’ confusi, come lo ero io.

E, allora, prossimamente, tornerò a raccontare di lei, o viceversa. Chissà?

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