In tempo di pandemia, una delle pochissime attività extra-casalinghe di Cheddonna era la spesa al supermercato, che lei affrontava ogni volta con lo stesso spirito temerario di un soldato in avanscoperta, fuori dalla propria trincea.

I primi tempi aveva provato a cercare uno slot libero sul sito delle consegne a domicilio da cui si serviva abitualmente, ma erano tutti prenotati fino al 2021, e così, armata di mascherina ffp2 e di una confezione di disinfettante formato XL, ogni dieci giorni circa Cheddonna scendeva dall’auto guardandosi intorno per individuare eventuali cecchini senza mascherina, puliva con il disinfettante il manico del carrello e, infilato un paio di guanti in tinta con l’outfit del giorno, si accingeva a entrare nel supermercato.

Superata la postazione per il controllo della temperatura che, un po’ come il metal detector degli aeroporti o la paletta dei vigili sulla statale, aveva l’effetto del tutto irrazionale di farla sentire in colpa, Cheddonna si sentiva subito meglio.

Con passo deciso, si avviava tra le corsie, stando bene attenta a mantenere le distanze dagli altri avventori. All’occorrenza, si serviva del tacco 12 delle sue décolleté per pestare i piedi di chi osava avvicinarsi troppo e per raggiungere gli scaffali più alti senza  dover utilizzare la scaletta, peraltro spesso introvabile.

Eh sì, fare la spesa con i tacchi era certamente una scelta vincente, ma questo Cheddonna lo sapeva da sempre, non c’era bisogno che glielo dicesse un tutorial televisivo.

L’unico problema è spingere il carrello, soprattutto quando è stracolmo e tende tutto verso destra, pensava, arrancando, come una reduce, verso la sua automobile.

 

 

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