Nella grande stanza, piena zeppa di strani macchinari che emettevano suoni inquietanti, Cheddonna era appollaiata su una scomoda seduta, sinistramente simile a una sedia elettrica. Intorno a lei bianche figure si aggiravano senza sosta e, apparentemente, senza meta. Le sue braccia, coperte da un groviglio di tubi, erano costrette a un’innaturale immobilità e quasi non le  riusciva più di sentirle. Per placare un poco l’ansia, Cheddonna  stringeva spasmodicamente nella mano sinistra una pallina di gommapiuma che qualcuno le aveva dato.
C’erano altre persone dai volti esangui, nella stanza, sdraiate su sedie simili alla sua, e c’era tanto sangue, dappertutto.
Cheddonna sapeva che presto sarebbe toccato a lei, e si guardava intorno pensando a un modo per uscire di lì.
“Posso farcela” pensava “basta che mi strappi questi tubi e corra via quando nessuno mi vede…”ma non aveva fatto in tempo a finire di articolare il pensiero che una delle  bianche figure le si era parata dinnanzi.
Era un uomo di età indefinibile,  dai capelli neri, che gli ricadevano su un  volto cereo e dolente.
“No, il dottor Dracula, no!…”pensava Cheddonna, mentre la candida figura  si avvicinava inesorabilmente al macchinario al quale era attaccata.”Sono perduta”.
“Suvvia, Cheddonna!” l’aveva rimproverata lui, dopo aver premuto un pulsante ed essersi assicurato che tutto funzionasse “possibile che dopo vent’anni che fa la volontaria all’Avis faccia tutte queste storie per una plasma-aferesi?”

2 comments

  1. Quando nel passato svenivo solo al vedere un ago penetrare la mia vena ho trovato un metodo. Conto da uno in poi. Ora mi possono anche cavare tutto il sangue che vogliono. La mia curiosità in quel caso sarebbe: a che numero potrei arrivare?

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