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Un marito scelto come un ottimo vino esposto nell’enoteca dell’amore.
Un figlio unico cresciuto come un principe nel castello della famiglia.
Una sorella e un gruppo di amiche con cui decidere di cambiare il mondo.
Vacanze programmate e un tubetto di crema abbronzante nella borsa dell’ultima collezione, quella appena apparsa sulle riviste.
Babbo Natale che non deve neppure prendersi il disturbo di scendere dal camino e imbrattare di fuliggine l’appartamento lindo. Basta che suoni il campanello per elargire magia.
Questa è la vita di una Donna.

Ma, se aggiungiamo i dovuti dettagli, diventa la vita di Cheddonna.
Il marito a volte sa di tappo.
Il figlio sa anche essere un despota.
L’impeto della sorellanza sfocia nella fondazione del M.A.M.A (Movimento Anonimo Mamme Apprensive).
Il mondo diventa la città. No,  il quartiere. No, il palazzo. Che cambia restando, in fondo, lo stesso, scomodando il Gattopardo (Cheromanzo!)
L’abbronzatura non nasconde le smagliature e le borse non si portano solo a mano, ma anche sotto gli occhi.
Babbo Natale manda in pezzi il vaso della logica e del raziocinio.
Ma questa storia è solo il risultato di un percorso già tracciato: in principio, infatti, fu Cheddonna.

Il romanzo di Chiara Pesenti coniuga ironia dolce e amara, figure stereotipate e personaggi senza maschera, contraddizioni e convinzioni, narrazione agile e riferimenti letterari ben calibrati, innocenza e cinismo.

La scrittrice (Chescrittrice!) non si identifica con la protagonista, ma, talvolta, i suoi “personaggi in cerca di editore” le lasciano spazio, e la sua voce si sente risuonare, talvolta in veste anonima, talvolta tramite la protagonista e, molto spesso, tramite NonnaNenna, che ha cent’anni di verità sulle spalle.
In tale epopea di personaggi dai nomi senza pause non potrete non ritrovarvi, nella curva del vostro sorriso. Siete ILlettore.

Benvenuti nel Mondo di Cheddonna, annusatene i “fiori d’inchiostro”.

Dopo un iniziale tentativo di boicottaggio, Cheddonna aveva dovuto accontentare la richiesta di IlPrincipe di invitare a pranzo il suo compagno di scuola, Amir. Per l’occasione, dopo essersi documentata sulle tradizioni culinarie magrebine, Cheddonna si era spinta, non senza esitazioni, fino alla più vicina rivendita di kebab per acquistare il pranzo per il suo inconsueto ospite.

Fermandosi davanti alla scuola, non poté fare a meno di pensare con orrore che ora la sua macchina emanava un fortissimo odore di cipolle, al posto del solito profumo di lavanda.

Anche Amir doveva essersene accorto, perché nel salire in auto fece una strana smorfia, alla quale Cheddonna non fece caso. […]

«C’è qualcosa che non va, caro?» chiese Cheddonna, scandendo le parole per superare ogni barriera linguistica.

«Mi dispiace, signora Cheddonna, ma il fatto è che nella mia famiglia siamo tutti vegetariani…» si scusò Amir.

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