Nella parrocchia di don Travet, dopo anni di assoluto immobilismo, erano in corso grandi cambiamenti.

Il giorno di Ognissanti, accanto al parroco, sull’altare, c’erano due nuovi sacerdoti: uno giovanissimo, di recente ordinazione, l’altro decisamente più anziano.

-Cari fratelli, -aveva esordito don Travet, guardando l’orologio, – vi presento i nuovi sacerdoti che da oggi in poi mi affiancheranno nella pastorale parrocchiale: don Tavor e don Jok. A. Jouer. Io non posso trattenermi perché ho un incontro con Sua Eccellenza Loziovescovo, perciò saranno loro a concelebrare la santa messa di oggi.

E, così dicendo, don Travet si era rapidamente eclissato, sfrecciando via sulla sua cabriolet nuova fiammante, non prima di essere passato dalla casa parrocchiale a prendere le mazze da golf.

NonnaNenna, seduta accanto a Cheddonna, aveva inforcato gli occhiali per vedere da lontano, riuscendo a mettere finalmente a fuoco le due figure biancovestite:  il viso pallidissimo del sacerdote  più giovane faceva quasi un tutt’uno con i paramenti candidi, mentre quello color ebano del prete anziano creava un curioso contrasto.

-Ma chi l’è dei due il don Tavor, e chi il don Jok?- aveva domandato NonnaNenna, che, dopo la frettolosa presentazione del parroco, non aveva capito chi fosse chi.

-Boh, probabilmente don Jok è quello giovane…Sarà polacco, come Giovanni Paolo II, – aveva sussurrato Cheddonna, alludendo ai tratti nordici del prete giovane e al nome dal suono mitteleuropeo.

-Ti ghe rasun, e l’altro, il don Tavor,  viene sicuramente da qualche missione, giù in Africa,- aveva convenuto NonnaNenna, guardando il volto sorridente del prete di colore.

-Nel nome del padreeeh, e del figlioooh, e dello Spiritoooh….Yahwn!- aveva cominciato il prete dall’aspetto nordico, concludendo il segno della croce con un sonoro sbadiglio, che ben presto aveva contagiato tutta la platea dei fedeli, peggio di un’epidemia di influenza.

A metà della celebrazione i due terzi dei parrocchiani dormivano sulle sedie, mentre il coro polifonico, invece di cantare l’Alleluja, accompagnava la celebrazione russando a quattro voci.

NonnaNenna, che cercava disperatamente di tenere gli occhi aperti,  aveva guardato Cheddonna,  indicando con un cenno il giovane prelato.

-Ehm…credo che il don Tavor sia questo qui, dopo tutto.

Nel frattempo il prete anziano si era avvicinato al microfono, mentre dall’impianto audio della chiesa era partita una musichetta di sottofondo. Tittitirititirititi…tittitirittitiriti…ta ta taratarata, taratatataratarata…

“In altooooooo i vostri cuoriiiiiiiiiii!Tittitirititirititi…tittitirittitiriti..- , aveva intonato il sacerdote, muovendosi  e scandendo le parole al ritmo della musichetta, mentre i tre chierichetti intorno all’altare imitavano i suoi movimenti, in una coreografia molto anni ottanta.

Cheddonna si era svegliata di colpo, come tutte le persone sedute sulle panche della chiesa.

-Rendiamo grazieee al Signore nostro Dioooo!Tittitirititirititi…tittitirittitiriti-aveva proseguito il prete, accompagnando le parole con movimenti delle mani.

In chiesa, la gente si era svegliata di colpo e, trascinata dal ritmo incalzante, aveva risposto, all’unisono:-È cosaaaa buona e giustaaa! Tittitirititirititi…tittitirittitiriti…

Cheddonna continuava a chiedersi dove avesse già sentito quella melodia, che le sembrava familiare. Dove l’aveva già sentita?

-Mah, certo che è ben strano questo don Jok.A.Jouer!- aveva commentato NonnaNenna,  scuotendo la testa in segno di disapprovazione, ma facendo dondolare il bastone da passeggio a ritmo di musica.

 

 

 

 

 

 

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