Da qualche mese l’appartamento sotto quello di Cheddonna era vuoto: complice la crisi economica, il proprietario non era riuscito a rimpiazzare facilmente i vecchi inquilini,  decidendo così di metterlo in vendita.
“Ah, l’orribile cartello!” aveva esclamato Lastregadisopra quando aveva visto la scritta “VENDESI” appesa al cancello condominiale “deturpa la facciata! Adesso chiamo l’amministratore!”
A Cheddonna non importava granchè del cartello; piuttosto era curiosa di scoprire chi sarebbe venuto ad abitare nell’appartamento sottostante. Abituata com’era al silenzio quasi irreale dei precedenti inquilini, che si aggiravano  per casa con le pattine d’ordinanza, si augurava che anche  i nuovi vicini fossero sopra i cinquant’anni  e preferibilmente senza figli.
Capì che non sarebbe andata così quando un mattino, affacciandosi alla finestra, vide un enorme camion dei traslochi parcheggiato davanti al palazzo, e subito dietro un pulmino da cui erano scesi  un uomo e una donna, con un bimbo piccolo in braccio.
“Devono essere i nuovi vicini!” pensava Cheddonna, un po’ contrariata al pensiero di un neonato strillante al piano di sotto.”Pazienza. Gli chiederò di insonorizzare la stanza del bambino.”
Non aveva ancora finito di formulare il pensiero quando la portiera laterale del pulmino si aprì e ne uscirono, uno dopo l’altro, sei bambini di età compresa tra i quattordici e i tre anni, ognuno con il proprio zainetto sulle spalle.
“Donato, Diletta, Beniamino, Matteo, Teodoro, Dorotea, presto, da questa parte, dobbiamo andare al secondo piano”disse l’uomo, che trasportava due pesanti valigie.
Cheddonna era rimasta senza parole. Osservando quella piccola folla che stava per stabilirsi sotto di lei pensò che da quel momento la sua vita non sarebbe più stata la stessa.

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