-Quando hai un figlio piccolo,- aveva confidato la Fulvia a Cheddonna, un giorno di aprile,- non sai mai come vestirlo, specialmente nelle mezze stagioni.-

-E quando hai un figlio adulto non sai mai dove trovarlo!-aveva aggiunto NonnaNenna, entrando in cucina, dove le due amiche stavano preparando il caffè.- E, comunque, le mezze stagioni non ci sono più.-

Cheddonna  era rimasta ad ascoltare senza dire nulla. Quella mattina IlPrincipe era uscito di casa sbattendo la porta, e portando con sé certi nuvoloni  così neri di rabbia, che anche il cuore di Cheddonna si era rannuvolato.

Dopo la scuola era tornato con un sorriso smagliante e il colore del sole sul viso, e anche per Cheddonna, come per incanto, era tornato il sereno.

Più tardi  si era sdraiato sul divano, lo sguardo annoiato delle giornate uggiose e senza vento, e anche lei si era sentita, per un momento, come un aquilone caduto.

Da quando IlPrincipe era entrato in quella “terra di mezzo” che chiamano adolescenza, le giornate di Cheddonna erano un susseguirsi di acquazzoni e schiarite.

Di bonacce e tramontana.

Di gelate improvvise e di insperato tepore.

Di perturbazioni e cieli turchini.

-Quando hai un figlio adolescente- pensava,- non sai mai che tempo farà.

 

 

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