-NonnaNenna, cosa ne pensi della prima serata di Sanremo?- aveva domandato Cheddonna, a colazione.

-Mah…-aveva risposto lei, meditabonda.

-C’erano la Vanoni, Ron e perfino una nutrita rappresentanza dei Pooh, i cantanti dei tuoi tempi, non sei contenta?-

-Bah, le mummie del museo di Torino sono più giovanili…-

-Ma alcune canzoni erano belle, dai!-

-Sarà, ma  me parevano tutti stonati come le campane di don Travet!-

-E i giovani, i giovani ti sono piaciuti, almeno?-aveva domandato Cheddonna, che sapeva quanto NonnaNenna credesse nelle nuove generazioni.

-Quei due che cantavano: “Non mi hai fatto niente!” erano bravi, anche se urlavano un po’ troppo… Invece quelli, come si chiamano? del terzo stato, no, stato  sociale…quelli han fatto più stecche dei Pooh.Però…-

-Però?-

-Però avevano la Paddy Jones, che, col suo ballo acrobatico, ha salvato la loro esibizione.-

Cheddonna pensava a quella signora di ottantatré anni che, entrata timidamente sul palco, alle spalle del cantante, aveva dapprima improvvisato qualche passo di danza, poi, improvvisamente, aveva cominciato a piroettare come un’acrobata da circo, sollevata in aria e fatta roteare da un nerboruto e assai più giovane ballerino.

-La conoscevi già?- si era stupita Cheddonna.

-Certo, è la presidentessa del N.O.N.N.A. britannico, proprio una ragazza in gamba!

Cheddonna aveva sorriso di quell’appellativo che, riferito a qualsiasi altra donna di quell’età, sarebbe potuto sembrare fuori luogo, ma non aveva potuto fare a meno di essere d’accordo con NonnNenna: con tutto il silicone che riempiva i corpi in decadenza di cantanti e presentatori che fingevano di essere giovani e i pochi giovani veri, ma dall’ugola di plastica, quella donnina che rimbalzava come se fosse fatta di gomma era davvero “il nuovo che avanza”.

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