-Psss! Accosti un attimo!-l’omino col gilet catarifrangente a guardia della transenna che impediva l’accesso al castello, si era avvicinato con aria circospetta all’ automobile.
-Si?-domandò Miomarito abbassando il finestrino.
-Qui non si può passare! Dovete andare al parcheggio in fondo alla strada, ma non il primo, il secondo, quello grande con le bandiere…nel primo c’è uno che si butta in mezzo alla strada per farti entrare, ma è abusivo. E ti fa pagare anche la navetta per il castello!-aveva detto, tutto d’un fiato.
-Noo!-aveva commentato Cheddonna -Certo che le pensano proprio tutte!-
Sulla strada verso i parcheggi c’era effettivamente un uomo che si sbracciava per invitarli ad entrare  ma, memore dei consigli dell’omino catarifrangente, Miomarito tirò dritto, fino al secondo parcheggio.
Lì un altro omino col gilet li accolse con un blocchetto in mano:
-Buongiorno, sono cinque euro, ma la navetta è gratis-disse loro, invitandoli a salire su un pullmino in partenza.
In quel momento arrivarono due auto della polizia. Un agente scese di corsa, sbattendo la portiera.-Questo parcheggio e’ abusivo! Lei sta commettendo un reato a tutti gli effetti-disse, rivolgendosi al parcheggiatore.
-Qui è tutto sotto sequestro.Dovete spostare immediatamente le macchine nel primo parcheggio, è l’unico autorizzato-aggiunse un secondo agente in borghese.
Nel restituire i  soldi a Miomarito il parcheggiatore rivolle indietro il tagliandino, con data e ora di arrivo, e lo spiegò con cura, riattaccandolo al blocchetto. Andava bene anche per domani,  bastava solo correggere la data.

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