A volte, quando non ne poteva più di ascoltare le sfuriate di Lastregadisopra con Tuttasuopadre, di sentirsi spiata da L’inquietantevicinodicasa o di discutere al telefono con Lamministratore per l’ennesima scorrettezza del giardiniere Heyfurbo, Cheddonna accarezzava l’idea di trasferirsi fuori città, come anni prima aveva fatto sua sorella Cheddolce.
Certo, la lontananza dal centro e dalle sue comodità la spaventava un po’, ma c’erano giorni in cui il desiderio di lasciarsi alle spalle le beghe condominiali si faceva più forte di ogni ragione.
In uno di quei giorni Cheddonna aveva telefonato alla sorella, con la ferma intenzione di domandarle se, vicino a casa sua, ci fossero case in vendita.
Cheddolce aveva risposto dopo molti squilli, quando Cheddonna stava ormai per riattaccare.
“Pro-pronto?” aveva infine risposto, con un filo di voce.
“Pronto, Cheddolce, ma che voce strana? Stai bene?” si era informata Cheddonna, preoccupata.
“Sta-stavo stirando…”
“…Eh, capisco, anch’io detesto stirare, ma mi sembra che tu esageri un po’… “
“Ho aperto la cesta del bucato e…”
“E…?”
“Dentro c’era un topo!”
“Un topoooo? “
“Un topo, un topo!”aveva strillato Cheddolce, rivivendo la scena di poco prima.
“Ma tu come stai? Hai chiamato la derattizzazione?” si era informata Cheddonna.
“Sì, sono già stati qui; hanno detto che era un topolino minuscolo, di quelli che si trovano facilmente nelle case di campagna. Il costo dell’intervento, però, non era  affatto minuscolo!”aveva commentato Cheddolce, che cominciava lentamente a riprendersi dall’incontro ravvicinato col roditore.”Ma dimmi, avevi bisogno di qualcosa?”
“No, no, volevo solo salutarti” sie era affrettata a rispondere Cheddonna.
“Altro che vita in campagna!”  pensava. Nel suo appartamento di città, al massimo, avrebbe dovuto affrontare il mostro della lavatrice, quello che ruba i calzini, ma di certo non avrebbe corso il rischio di trovare un topo nel bucato.

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