“Adesso che  Consuelo è tornata al suo paese mi toccherà cercare una nuova colf ” , disse Cheddonna alla sorella Cheddolce, spingendo il carrello della spesa.” La signora che viene da te non ha qualche ora libera?”
“No, cara, la Giovanna è troooppo occupata…viene già da me tutte le mattine e al pomeriggio è da mia suocera.Mi dispiace tanto, ma sono sicura che troverai presto un’altra colf!”rispose Cheddolce, ostentando solidarietà femminile.
“Ma non conosci proprio nessuno?”- il tono di Cheddonna cominciava a farsi lamentoso.
“Beh, posso provare a sentire in giro, ma non ti prometto nulla! Oh, ma è tardissimo e ho ancora un milione di cose da fare. A presto!” e Cheddolce, dopo aver scoccato due rapidi baci alla sorella, si diresse a passo di marcia verso la più vicina cassa e sparì, inghiottita dalla lunga fila in attesa.
Cheddonna rimase sola con i suoi pensieri. In quindici anni aveva cambiato almeno sette colf, una ogni due anni circa. C’era sempre qualcosa, nelle signore che avevano lavorato per lei, che non la convinceva del tutto.
Una era troppo lenta, l’altra  troppo sbrigativa, di una non riusciva proprio a fidarsi (ed aveva il sospetto che fosse anche un po’ cleptomane), un’altra era troppo loquace e passava ore al telefonino mentre fingeva di spolverare, un’altra ancora arrivava sempre tardi ed andava via presto. Insomma: non ce n’era una che andasse bene.
Cheddonna non lo aveva mai confessato a nessuno, forse nemmeno a se stessa, ma la verità era che a lei piaceva occuparsi della casa; adorava comprare tutti quei prodotti colorati ed invitanti che riempivano gli scaffali del supermercato e sperimentare tutti i più moderni ritrovati per facilitare i lavori di casa.
Dopo tutto Cheddonna pensava che non c’era tutta questa fretta di trovare un’altra colf.

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