Erano arrivati tutti insieme, i più giovani sotto il peso di zaini pesanti, con il loro futuro dentro, i più anziani con il passo lento di chi ha imparato che affrettarsi non serve.

Più di mille persone ammassate in un cortile spoglio, in attesa di un appello che avrebbe dovuto assegnare loro un posto nel mondo.

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Cheddonna  aveva visto sfilare davanti a sé, in ordine sparso, volti pieni di aspettative e occhi disillusi, e non era riuscita a distogliere lo sguardo fino a quando anche l’ultimo della fila aveva varcato il cancello, prontamente sbarrato da un sorvegliante.

-E adesso?-aveva esclamato a voce alta, credendo di parlare tra sé.

Intorno a lei si era radunata una piccola folla in attesa, sui volti le sue stesse domande.

-E adesso, signora mia,-le aveva risposto una donna di mezza età, che aveva l’aria di saperla lunga- non resta che sperare che quei poveri ragazzi trovino tutti una collocazione: quest’anno le aule vacanti al Liceo sono dieci, mica due o tre come gli scorsi anni!-

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