La sala era gremita di persone, quasi tutte oltre i sessant’anni, oltre a qualche sparuto gruppo  di giovani.

NonnaNenna era arrivata da poco, insieme alla Zaira, all’Elvezia e all’Armida, e si guardava intorno impaziente di cominciare. Provava un misto di eccitazione e di senso di colpa per essere andata in quel luogo di nascosto da sua nipote Cheddonna, come del resto faceva ogni volta che usciva insieme alle amiche del N.O.N.N.A.

-Mi dia cinque biglietti, per favore!-aveva chiesto, impaziente, all’uomo dietro il bancone. La Zaira, l’Elvezia e l’Armida l’avevano imitata, e poi si erano sedute a un tavolino, in attesa.

NonnaNenna non stava più nella pelle, e a ogni nuova estrazione tratteneva il fiato per l’emozione di vedere cosa avesse vinto.

Aveva comprato altri cinque biglietti, e poi altri dieci, finché la Zaira, preoccupata per la strana luce che le aveva visto negli occhi, non le si era avvicinata, con l’intenzione di sussurrarle qualcosa nell’orecchio, ma, essendo NonnaNenna un po’ sorda, aveva finito con l’esclamare a gran voce: -NON CREDI  CHE SIA ORA DI ANDARE A CASA?

-Ancora uno, uno soltanto!-aveva protestato NonnaNenna, mentre la Zaira la trascinava via per un braccio.

-Tutte le volte la stessa storia!Ma si può sapere almeno cosa hai vinto, stavolta?

NonnaNenna si era illuminata, mentre, uno dopo l’altro, estraeva da un grosso sacco della spesa tre paia di mutande taglia XXL, due centrini di lana fucsia, un asciugacapelli a pile, un set simil-oro da unghie quasi nuovo e innumerevoli altri oggetti, tutti ugualmente buoni per un museo del Kitsch.

La Zaira aveva scosso la testa, domandandosi come avrebbe fatto NonnaNenna a nascondere quel malloppo agli occhi acuti di Cheddonna, una volta arrivata a casa.

-Queste Pesche di beneficenza sono un’autentica rovina!- aveva esclamato la Zaira, lanciando a NonnaNenna uno sguardo di disapprovazione -la prossima volta andiamo alla sala Slot.

 

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