Erano passati quattro anni dall’ultima volta  che  aveva provato quell’emozione  particolare e del tutto inspiegabile, che la faceva sentire come Alice nel paese delle meraviglie: proiettata in un magico mondo a lei del tutto sconosciuto.
Cheddonna ricordava ancora perfettamente i luoghi, i volti, i rumori di fondo e perfino di che colore era vestita allora. E come poteva essere diversamente?
Quattro anni dopo c’era la stessa calda atmosfera di attesa, e lo stesso caldo soffocante.;perfino gli stessi volti, tutt’ intorno a lei. Anche il colore che indossava era lo stesso: azzurro, naturalmente.
Quattro anni dopo era ancora lì, in piedi  vicino al televisore, con la mano sul cuore, pronta a cantare a squarciagola l’inno di Mameli. Aspettava il calcio d’inizio improvvisandosi ultrà a tempo determinato, prima di appendere la maglia al chiodo per altri quattro anni.
 La prima partita della nazionale sarebbe iniziata di lì a poco, a mezzanotte in punto.
“Ma proprio così tardi dovevano farla, sta partita?”si domandava Cheddonna, che ultimamente era piuttosto incline ad addormentarsi sul divano.
Dopo tutto erano passati altri quattro anni e Cheddonna non era così sicura che sarebbe riuscita a sentire il fischio finale.

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