L’ultima settimana di scuola era alle porte, e nel gruppo di mamme che per tre anni aveva condiviso chiacchiere, caffè e veleni, si respirava un’aria forzosamente gioiosa, ma insolitamente pesante.
Sì, gli esami di terza erano  vicinissimi, e ormai non si parlava d’altro, ma sotto sotto ognuna di loro sapeva che, dopo, qualcosa sarebbe cambiato. Per sempre.
I ragazzi avevano scelto scuole diverse, alcune molto distanti, e loro, le mamme-autiste, non avrebbero più avuto occasione di vedersi tutte le mattine, stesso posto-stessa ora.
Cheddonna avvertiva, dentro di sè, la sensazione confusa di un’epoca oramai alla fine, e, dagli sguardi incerti delle altre madri, intuiva che anche per loro era lo stesso.
“Non sono pronta” pensava Cheddonna, una volta tanto d’accordo con sua madre, la signora Berenice.

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