Quando Cheddonna l’aveva visto per la prima volta, in sala parto, aveva pensato che IlPrincipe, con quella specie di sorriso trasversale e un po’ ironico, fosse il neonato più bello del mondo; il primo giorno di scuola, vedendo le prime incerte letterine scritte sul quaderno nuovo, aveva stabilito che, senza ombra di dubbio, era anche il più intelligente. Crescendo era diventato per lei, di volta in volta: il più educato, il più atletico, il più corteggiato dalle ragazzine, il più popolare fra i compagni di scuola.
Ora che, dopo aver attraversato il traffico congestionato della sera per accompagnarlo all’ennesima lezione di tennis, averlo aspettato per più di un’ora, aver ripercorso a ritroso lo stesso infinito ingorgo di pioggia e clacson, lui, che per tutto il tragitto non aveva detto una sola parola,  le aveva sbattuto la portiera in faccia e l’aveva lasciata lì a guardarlo stranita e arrabbiata,  pensava che era anche il più, IL PIU’….
Ma, no, il più no, forse solo un po’.

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