In fila all’ufficio postale Cheddonna attendeva ormai da un quarto d’ora il suo turno per inviare una raccomandata.

Davanti a lei  una decina di persone, visibilmente insofferenti per la lunga attesa, occupavano tutto lo spazio, snocciolandosi in una fila colorata e sghemba tra la porta di vetro e il bancone.

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Negli ultimi mesi ho scritto poco, e di mala voglia, come se inconsciamente avessi voluto prendere un po’ le distanze da Cheddonna e dal suo piccolo mondo strampalato.

Capita, a volte, anche con gli amici più cari o coi parenti stretti, di sentire il bisogno di congedarsi da loro per un po’, per guardarli da una certa distanza, e ritrovare il senso dei legami di affetto che ci uniscono a loro.

Capita, anche, di non tornare affatto, perché le strade si dividono, e le storie di ciascuno continuano su pagine differenti, in racconti incompatibili.

Ho pensato, in questi mesi, di dire addio a Cheddonna, per intraprendere nuove strade, sulle quali avrebbe finito con l’essermi d’intralcio, con quel suo tacco dodici così inadatto al cammino…

Avevo bisogno di tempo e di spazio per pensare a nuove idee, e mi sembrava che per lei non ci fosse più posto, accanto a me.

E così l’estate è trascorsa, srotolando i pensieri come teli sulla sabbia, e scrollando via le nubi.

Ho accantonato, forse solo per il momento, un progetto ancora troppo acerbo, elaborando il lutto che le cose incompiute si lasciano dietro, e immaginato una storia che aspetta solo di essere scritta, e che, invece, è finalmente matura per essere raccontata.

Mi sono guardata indietro e Cheddonna era lì a guardarmi,  sorniona. Non sembrava offesa per essere stata trascurata per tutto quel tempo, solo un po’ impaziente.

Di raccontare cosa le era successo negli ultimi mesi,  perché, anche quando ci allontaniamo da loro, le persone continuano a vivere la loro vita, e di rivelarmi qualche pettegolezzo su Lastregadisopra, perché certe cose non cambiano proprio mai.

Devo confessare che anche a me era mancata, perché un’amica che osserva la realtà “dodici centimetri sopra la terra” può fare la differenza, soprattutto quando si è un po’ confusi, come lo ero io.

E, allora, prossimamente, tornerò a raccontare di lei, o viceversa. Chissà?

libroA Cheddonna leggere era sempre piaciuto. Fin da bambina, amava trascorrere il tempo calandosi in quei piccoli universi di carta e inchiostro capaci di trasportarla nel tempo e nello spazio, come su un tappeto volante.

Miomarito, a sua volta appassionato di libri, era solito regalarle spesso quelli che nel loro lessico famigliare erano “i fiori d’inchiostro”, al posto di quelli veri, perché non appassivano mai.

Quando IlPrincipe era piccolissimo, Cheddonna aveva cominciato a leggergli fiabe e libri illustrati, che egli ascoltava con la bocca aperta e lo sguardo attento. “Si impara da piccoli l’amore per la lettura” sosteneva quando sua sorella Cheddolce le faceva notare che, a sei mesi, i libri preferiti di un bambino sono per lo più quelli gommosi, che danno sollievo alle gengive.

Ma lei, imperterrita, aveva continuato a leggergli la fiaba della buona notte anche dopo che IlPrincipe aveva imparato a leggere. Era una sorta di piccolo, tenero rito tra loro due. Poi lui aveva continuato da solo, divorando la serie delle avventure del cane Scooby-doo, e della sua strampalata banda di amici.Fino a quando, piano piano, aveva smesso quasi completamente di leggere. Cheddonna non aveva mai capito perché.

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ricicloAppena sbarcata dall’aereo, a Catania, Cheddonna era stata investita dal caldo africano che ormai da parecchie settimane aveva fatto innalzare la colonnina di mercurio a temperature vicine ai quaranta gradi. Al nord, invece, l’estate sembrava ancora indecisa se fermarsi  per un po’ o fare solo un veloce saluto, a giudicare dalle piogge costanti del mese di giugno.

La prima cosa che l’aveva colpita, arrivando, era stata la luce, intensa come raramente le era capitato di vederla, e i colori netti, senza ombre. Poi, abbassando lo sguardo, era stata colpita da uno spettacolo assai meno poetico, che l’aveva riportata bruscamente alla realtà: il marciapiede su cui stava camminando era cosparso di rifiuti e cartacce, una delle quali si era conficcata nel tacco dodici del suo sandalo gioiello.

“Certo che come biglietto da visita di una città, non è proprio il massimo! Speriamo che sia solo in questa zona.” aveva commentato, infastidita.

Giunti a destinazione, Cheddonna, Miomarito e IlPrincipe avevano parcheggiato l’auto presa a noleggio davanti alla villetta dove avrebbero trascorso le vacanze. “Be'” aveva commentato Cheddonna, sollevata, “qui i marciapiedi sono più puliti e, guarda!, ci sono perfino i cassonetti per la raccolta differenziata!”

Il giorno seguente, dopo aver diviso accuratamente i pochi resti della cena “take away” della sera precedente in plastica, carta e frazione umida, Cheddonna aveva incaricato Miomarito di portare i sacchetti ai rispettivi punti di raccolta, prima di recarsi alla  spiaggia  di ciottoli  che separava la casa dal mare.

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