-Allora, IlPrincipe, hai pensato a quale facoltà vorresti iscriverti, dopo la maturità?- gli aveva domandato Cheddonna, una sera di maggio.

-Uhm, boh…- aveva risposto lui, laconico come sempre.

-Be’, vediamo: dopo l’Artistico…architettura?

-Umpf! Naaa.

-L’Accademia di Belle Arti? Più creativa, forse…

-Bleah!

-Una Laurea triennale in Fotografia? con tutte le foto che pubblichi su Instagram!

-Bah!

-Scenografia? Conservazione dei beni Culturali?

-…

-?

-Uffa: medicina.

-Medicinaaa?

-Eh!-aveva risposto IlPrincipe, sgranando gli occhi come se fosse la cosa più ovvia del mondo, con un’espressione che a Cheddonna aveva ricordato quella del dottor House quando parlava con uno dei suoi colleghi.

A Cheddonna erano tornate in mente le parole che quest’ultimo aveva pronunciato in una delle puntate: “Cosa preferiresti: un dottore che ti tiene la mano mentre muori o uno che ti ignora mentre migliori? Suppongo che farebbe parecchio schifo avere un dottore che ti ignora mentre muori.”

-Dottor IlPrincipe…-aveva ripetuto Cheddonna tra sé e sé, riflettendo.-Sì, credo proprio che Medicina sia la scelta giusta per lui.

 

 

-La verità è che non siamo mai davvero preparati alla fine di qualcosa.- aveva detto Cheddonna alle amiche del M.A.M.A., asciugandosi una lacrima.

Le mamme in sala si passavano l’un l’altra la scatola dei kleenex, soffiandosi rumorosamente il naso.

-Verissimo, ci sono passata anch’io con Losplendido. In realtà ho sempre saputo che le cose tra noi non avrebbero funzionato, ma quando se n’è andato, nonostante tutto,  mi ha colta di sorpresa.- aveva commentato la Fulvia, pensierosa.

-Eh, tutto finisce!- aveva sentenziato Lastregadisopra, acida.

-Già, tutto finisce: la tua serie T.V. preferita, la raccolta punti del supermercato, l’abbonamento in palestra…-aveva aggiunto Laluisa, annuendo.

Le mamme del M.A.M.A. si erano scambiate sguardi d’incoraggiamento poco convinti, perché il detto: “mal comune, mezzo gaudio”, non è mica poi tanto vero.

-Tredici anni! -era sbottata Cheddonna, -tredici anni di gioie e dolori condivisi insieme, di notti insonni e di sveglie all’alba, di bei ricordi e di qualche giorno da dimenticare, finiti così, per sempre! Sì, una pausa di riflessione posso capirla, ogni tanto si ha bisogno di staccare, di stare lontani per un po’. Ne abbiamo avute tante, soprattutto durante l’estate, e ogni volta abbiamo ricominciato da capo con un nuovo entusiasmo, ma ora…

Le altre l’avevano guardata, in attesa.

-Ma ora è finita davvero, capite? Fra poco ci saranno gli esami di Maturità, e a settembre nessuna campanella suonerà più per noi!

 

 

 

 

-Ciao, tesoro, tutto bene oggi, a scuola?-aveva domandato Cheddonna, affacciandosi alla porta della cucina, mentre IlPrincipe entrava in casa.

-Uhm,  fanc, scuola di m, caz…-aveva risposto lui.

-Come, scusa?- aveva insistito Cheddonna, che non aveva afferrato il concetto.

-Eeeh, Ma’? Boh, che pall. -e, alzando le spalle, si era avviato verso la sua stanza, dopo aver lanciato un’occhiata interrogativa a sua madre.

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-Una passeggiata semplicissima, quasi tutta in piano, un paio d’ore di puro relax tra ruscelli gorgoglianti e dolci pendii erbosi.-le aveva promesso Miomarito, col linguaggio da depliant turistico che sfoderava quando voleva convincerla a seguirlo.-

Lei convinta del tutto non era, ma IlPrincipe, in un insolito slancio d’affetto, l’aveva presa sottobraccio, trascinandola letteralmente con sè, e si sa che a un figlio non si può dire di no, soprattutto se, da buon adolescente, di solito si limita a grugnire in tono poco amichevole.

Così Cheddonna, dopo aver acquistato un completo da arrampicata, con tanto di corde, moschettoni e un paio di scarponcini fucsia che erano proprio un amore, aveva seguito marito e figlio sul sentiero  diretto al “Lac negher”, 2260 metri sul livello del mare.

-Uhm…settecento metri di dislivello…-pensava Cheddonna, -delle due l’una: o non ci vogliono soltanto due ore, oppure…- ma la risposta non aveva tardato ad arrivare, appena dopo il delizioso boschetto di larici, dove il sentiero, senza avvisare, si faceva irto come una scalinata, senza uno straccio di red carpet, per giunta.

Ma ormai era tardi per tornare indietro, anche perché, col suo scarso senso dell’orientamento, Cheddonna avrebbe faticato non poco a ritrovare la strada dell’hotel, così  non le era rimasto che continuare l’ascesa, facendo buon viso a cattiva sorte.

Dopo un tempo che Miomarito e IlPrincipe avevano quantificato in tre ore e settecento calorie bruciate, e a Cheddonna era  sembrato infinito, sebbene l’idea delle settecento calorie perdute l’avesse parzialmente consolata, il trio era finalmente giunto a destinazione: un laghetto di forma circolare,-Di sicura origine glaciale-aveva chiosato Miomarito, benché col riscaldamento globale non fosse rimasto molto nè del ghiacciaio nè del lago, in effetti.

Intorno: nessuno.

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Una domenica mattina, sul tardi, Cheddonna stava pigramente rimandando il momento di lasciare l’abbraccio tiepido del piumino primaverile, e sonnecchiava con la mascherina oscurante ben calcata sul viso, quando, dalla stanza de IlPrincipe, aveva sentito provenire i primi, inequivocabili segnali del suo risveglio: una sinfonia di oggetti spostati, porte sbattute, sbadigli e grugniti in la maggiore.

-Buongiorno, IlPrincipe, dormito bene?-gli aveva domandato,  senza decidersi a lasciare il letto.

-Uhm…-era stata la sua laconica risposta.

-Senti, ma…che tempo fa oggi?-si era informata, poi.

Dopo una breve pausa IlPrincipe aveva esclamato: -Dice nuvoloso.

-Chi lo dice?-aveva chiesto Cheddonna, sbadigliando.

-Meteoesatto.it, il miglior sito di previsioni del tempo-aveva risposto lui, col tono monocorde di un navigatore satellitare.

downloadMiomarito, che era già in piedi da tre ore, e stava telelavorando nel suo studio, si era affacciato alla porta della cameretta, e con aria corrucciata lo aveva apostrofato :-Ehi, dico, basta guardare fuori per vedere che tempo fa, altro che cercare in Internet!- e, spingendo un tasto, aveva azionato la tapparella elettrica che, sollevandosi, aveva creato un varco spazio-temporale tra il mondo esterno e quello interno.

IlPrincipe aveva sgranato gli occhi e, fissando l’orizzonte oltre la finestra, era rimasto per un po’ in silenzio, rapito. Il cielo era solcato da nubi qua e là più fitte e sovrapposte, come petali di una rosa in una foto in bianco e nero.In alcuni punti filtrava una luce tenue e lattiginosa, incerta se mostrarsi nel suo spendore o eclissarsi dietro a una nuvola più spessa delle altre.

imagesMiomarito lo guardava soddisfatto, rivolgendo uno sguardo d’intesa a Cheddonna che, nel frattempo, li aveva raggiunti.

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