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Ci sono giorni in cui è il colore stesso del cielo a farti decidere quale umore indossare, tra tutti quelli possibili, e giorni in cui non si ha voglia nemmeno di alzare gli occhi per scoprire di che colore è, il cielo; giorni di addii mascherati da arrivederci, di frasi pronunciate per rassicurare quasi più se stessi che gli altri. In giorni come quello, Cheddonna si avvolgeva un po’ più strettamente nel suo impermeabile primaverile e camminava controvento, dodici centimetri sopra la terra, cercando di seminare la malinconia dietro di sé.

Poi, salita in macchina, tornava verso casa, seguendo le strade che faceva ogni giorno, più volte, e che pure, in quei momenti, le sembravano estranee. Ma se, colta da un’improvvisa ispirazione, decideva di deviare leggermente dal solito percorso, e imboccava il viale alberato che d’inverno non percorreva mai perché la vista degli alberi nudi contro il cielo le metteva troppa tristezza, ecco che la prospettiva cambiava improvvisamente.

D’un tratto, lungo i bordi della strada, decine di nuvole rosa accendevano di magia i marciapiedi, come tanti coni di zucchero filato, o piumini per la cipria, messi lì per far più bello il cielo. Cheddonna passava tra quelle due ali di alberi fioriti ogni volta con lo stesso, immutato stupore e si sorprendeva a pensare a come, talvolta, vedere “la vie en rose” dipenda soprattutto da quale strada si scelga di percorrere.

A Nonnanenna piacevano le mezze stagioni o, per meglio dire, quei brevi assaggi di primavera e autunno che inframezzavano, ormai da molti anni, estati e inverni troppo lunghi.
Trovava straordinari i colori, i profumi e la vitalità proprompente delle fioriture primaverili; la commuovevano le tinte accese e caldissime della natura morente, in autunno.
Accompagnata dalla badante, usciva per brevi passeggiate intorno a casa ed era un continuo fermarsi per ammirare l’improvvisa esplosione di colori che cambiava il volto della città, o i fiori minuscoli che, a chiazze colorate, spuntavano perfino tra le spaccature del marciapiede.
Il suo preferito era il pesco della casa di fronte. Ne spiava con impazienza la fioritura dal balcone, scorgendo le gemme sempre più gonfie e pronte a schiudersi, fino alla completa apertura.
Quando il piccolo albero si riempiva di fiori rosei Nonnanenna sapeva che la primavera era davvero iniziata, e si sentiva come quando era bambina, nel grande giardino della casa in cui era cresciuta.
“E’ perfetto così com’è in questo momento” pensava tra sè, ammirando quella nuvola di un rosa sfolgorante.
Il giorno dopo, passandogli accanto, non lo guardava più; vedere le foglioline verdi prendere prepotentemente il posto dei petali le provocava uno strano fastidio, un rimpianto che non si sapeva spiegare. Era come se qualcosa si fosse rotto. Era come un addio.
Ma bastava che un po’ di vento sollevasse da terra i petali caduti e glieli facesse turbinare intorno, o che si accorgesse di camminare su un enorme tappeto rosa per scacciare ogni malinconia.

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