ricevimento_genitoriLa cronica carenza  di aule nel liceo  de IlPrincipe aveva determinato la necessità, da parte degli insegnanti, di ottimizzare gli spazi, e così, da qualche tempo, i colloqui con i genitori si svolgevano contemporaneamente in un’unica stanza.

-Alla faccia della privacy!-pensava Cheddonna, facendosi faticosamente largo tra i banchi collocati a casaccio, per raggiungere la professoressa di disegno.

Sedutasi finalmente davanti all’insegnante, Cheddonna l’aveva ascoltata per un po’, cercando di ignorare il brusio di sottofondo dell’aula, poi, avendo realizzato  che, almeno per quella materia, non c’era nulla di cui preoccuparsi, aveva cominciato pian piano a staccare i contatti e si era messa quasi involontariamente ad ascoltare la conversazione che stava avvenendo due sedie più in là tra un padre che non aveva mai visto e un insegnante di inglese.

-L’ho fatta chiamare perché sua figlia l’ha fatto di nuovo,-stava dicendo il professore,-è entrata in ritardo di dieci minuti pur sapendo che doveva essere interrogata, ed è già la terza volta, questo mese.-

Il padre, con le braccia conserte, lo guardava accigliato, in silenzio. Cheddonna non aveva potuto fare a meno di tendere  ancor di più l’orecchio, per non perdere una sola battuta di quel dialogo che si preannunciava piuttosto interessante.

-E non è tutto,-aveva continuato il professore, mentre il padre lo fissava, sempre più scuro in volto,-guardi, guardi lei stesso: qui ci sono  ben cinque giustificazioni non firmate!- e, così dicendo, gli aveva mostrato un libretto dall’aspetto piuttosto vissuto.download

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download (1)A Cheddonna piaceva la Pasqua, per prima cosa perché cade in primavera, la stagione in cui tutto intorno sembra sprizzare felicità e voglia di vivere (e in cui i negozi di abbigliamento si riempiono di nuove, irresistibili suggestioni) e poi perché se, come recita il detto, è di rigore trascorrere”Natale con i tuoi” , non si può dire lo stesso della Pasqua, che si può condividere “con chi vuoi”senza nessunissimo senso di colpa.

Quell’anno, viste le previsioni meteorologiche  particolarmente infauste, Cheddonna e Miomarito avevano preferito non lasciare la città come facevano di solito, e si accingevano a organizzare il pranzo del giorno di Pasqua.

“Per il menù, cara, ho già pensato a tutto io, così non ti affatichi” aveva esordito Miomarito,  che aveva optato per un catering presso una rinomata rosticceria.

“Almeno a Pasqua si mangia qualcosa di buono!” aveva borbottato IlPrincipe, col suo nuovo vocione da adulto in rodaggio.

Cheddonna aveva fatto finta di non sentire. “Bene, quest’anno non avevo proprio voglia di mettermi ai fornelli! Piuttosto, vogliamo invitare qualcuno? Non so, la Fulvia, Unozio e i bambini?”

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