-IlPrincipeee, vuoi il caffè?

-Uhm, no ma’, grazie, ne ho già bevuta  una caffettiera…

-Te lo  faccio l’ovetto sbattuto?

-No, grazie, ma’.

-Ti alzo un po’ l’aria condizionata? Non so come fai a studiare con questo caldo!

-Guarda che si sta benissimo, anzi!

-Uh, hai freddo? Vuoi una felpa?

-No-o! Scusa, ma, adesso dovrei ripetere la tesina….

-Certo, certo…Vuoi che te la provi?Facciamo una simulazione degli orali, che ne dici? Eh?

IlPrincipe si era alzato dalla sedia girevole che in quei giorni precedenti la maturità era diventata la sua seconda casa e, con molta calma e un’insolita gentilezza, aveva accompagnato Cheddonna alla porta, congedandola con un “no grazie” accompagnato da un sorriso perentorio e definitivo, nella sua fissità.

Cheddonna era rimasta qualche secondo dietro la porta chiusa, in attesa che magari IlPrincipe ci ripensasse e decidesse di riaprirla, come nei film, ma non era accaduto, e lo squillo del telefonino l’aveva distolta dal proposito di tentare un altro blitz in camera sua.

Era la Fulvia.

-Allora? Come sta vivendo IlPrincipe la vigilia degli esami di  Maturità? E’ agitato? E tu?

-Io? Io sono calmissima!- era riuscita a rispondere Cheddonna, un secondo prima che il telefonino le cadesse dalle mani, non proprio fermissime. Poi, recuperatolo da terra, aveva aggiunto:- Lui, invece, è un fascio di nervi. Non l’ho mai visto così! Non so proprio come faremo ad arrivare agli orali, di questo passo. Anzi, adesso scusami, ché devo andare a preparargli una camomilla! (to be  continued)

 

 

-Quando hai un figlio piccolo,- aveva confidato la Fulvia a Cheddonna, un giorno di aprile,- non sai mai come vestirlo, specialmente nelle mezze stagioni.-

-E quando hai un figlio adulto non sai mai dove trovarlo!-aveva aggiunto NonnaNenna, entrando in cucina, dove le due amiche stavano preparando il caffè.- E, comunque, le mezze stagioni non ci sono più.-

Cheddonna  era rimasta ad ascoltare senza dire nulla. Quella mattina IlPrincipe era uscito di casa sbattendo la porta, e portando con sé certi nuvoloni  così neri di rabbia, che anche il cuore di Cheddonna si era rannuvolato.

Dopo la scuola era tornato con un sorriso smagliante e il colore del sole sul viso, e anche per Cheddonna, come per incanto, era tornato il sereno.

Più tardi  si era sdraiato sul divano, lo sguardo annoiato delle giornate uggiose e senza vento, e anche lei si era sentita, per un momento, come un aquilone caduto.

Da quando IlPrincipe era entrato in quella “terra di mezzo” che chiamano adolescenza, le giornate di Cheddonna erano un susseguirsi di acquazzoni e schiarite.

Di bonacce e tramontana.

Di gelate improvvise e di insperato tepore.

Di perturbazioni e cieli turchini.

-Quando hai un figlio adolescente- pensava,- non sai mai che tempo farà.

 

 

Per chi volesse saperne di più, alcuni nomi presenti nel testo sono cliccabili, e riportano ad altri articoli.

 

Durante l’anno appena trascorso, alle riunioni del M.A.M.A., Cheddonna non aveva fatto altro che consolare madri afflitte, cercando di respingere con tutte le sue forze l’idea che presto sarebbe toccato anche a lei affrontare quel fatidico momento.

-Sai-, le aveva detto la Marty, una mattina di gennaio-da quel momento il Lolly non è stato più lo stesso. Pensa che adesso si fa chiamare “Lo-e-basta”!-, ed era scoppiata a piangere a dirotto.

-La Sissy mi ha detto che, d’ora in poi, non ha più bisogno che la accompagni in giro, al pomeriggio…-le aveva confidato sgomenta la Titty, ad aprile.

A giugno, poi, Laluisa era andata da lei in lacrime, dicendole che BimboX , da quel giorno in poi, si era rifiutato di indossare i vestiti di quando suo padre era ragazzo, che lei aveva scrupolosamente conservato in naftalina per tutti quegli anni!

Dopo le vacanze estive,  perfino Lastregadisopra si era lamentata con Cheddonna che Tuttasuopadre era cambiata, dopo…

Cheddonna aveva resistito fino al penultimo giorno dell’anno, quando il calendario appeso  in cucina le aveva rivelato a muso duro che l’indomani sarebbe stato il giorno tanto temuto.

Quella notte non aveva chiuso occhio, ripensando a quando lei e la Fulvia, tanti anni prima, aspettavano con ansia l’arrivo di quel giorno speciale. Erano sicure che, dopo, la loro vita sarebbe cambiata completamente, e invece non era successo niente di particolare, almeno non quel giorno.

Forse, in fin dei conti, quella data era solo una convenzione, un rito di passaggio stabilito a priori, una linea di demarcazione uguale per tutti, e proprio per questo, fittizia.

-Forse, in fin dei conti, per IlPrincipe non cambierà proprio niente, da oggi in avanti.-pensava Cheddonna, accendendo diciotto candeline sulla torta delle colline senesi che aveva preparato per il  suo compleanno, mentre la Tv di Stato trasmetteva il consueto discorso di fine anno del Presidente Mattarella.

-I giovani nati nel 1999 voteranno per la prima volta per eleggere le nuove Camere. Quelli nati cent’anni prima, nel 1899, andarono in guerra e molti di loro morirono: non dimentichiamolo.-

Cheddonna pensava che, grazie al Cielo, i diciottenni come IlPrincipe non avevano una guerra da affrontare, ma che anche votare, al giorno d’oggi, specialmente se lo si fa per la prima volta, sia un po’ come andare in guerra.

Forse, in fin dei conti, per IlPrincipe sarebbe cambiato tutto, da oggi in avanti.

 

Per Cheddonna la salvaguardia dell’ambiente era sempre stata una priorità, a maggior ragione da quando  IlPrincipe, giunto ormai alla quinta liceo, le aveva fatto capire che non era  il caso che lei insistesse nell’accompagnarlo in macchina  davanti al portone della scuola, ché faceva proprio sfigato, visto che, peraltro,  dalla scuola abitavano a meno di cento metri.

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