La mattina della quarta giornata, il cielo non prometteva nulla di buono e la temperatura mite dei giorni precedenti aveva lasciato il posto a un freddo marzolino, da fine inverno. Perciò, a malincuore, l’allegra brigata aveva deciso di rientrare e di proseguire le narrazioni nel salone che da sempre aveva ospitato le riunioni del M.A.M.A.

A piccoli gruppi, le persone stavano cominciando a prendere posto, quando: -AAAARGH!- aveva strillato Lastregadisopra, mettendosi le mani nei capelli.

  • Che succede?- aveva domandato Miomarito, come un Morgan qualunque dopo l’uscita di scena di Bugo.

-Qui dentro è un DISASTRO: c’è polvere dappertutto, i vetri hanno gli aloni e NESSUNO ha passato la cera sui pavimenti!- aveva esclamato Lastregadisopra, a tratti alzando istericamente la voce.

-Ma se abbiamo pulito ieri, e l’altro ieri, e il giorno prima, e tutti i maledettissimi giorni da quando siamo chiusi qui dentro?-era sbottata la Fulvia, già nervosa perché, all’interno, non si poteva fumare.

-Silenzio, oggi sono io la regina, perciò ubbidite, se volete che vi racconti la mia storia. Intanto: tu, prendi l’aspirapolvere, tu il mocio, voi due la scala e la carta di giornale per pulire i vetri, e poi, la cera! Cheddonna, per favore, potresti evitare di camminare con i tacchi dove hanno appena passato la cera? Grazie, eh!-

E, in piedi in mezzo al salone, Lastregadisopra si era messa a dirigere a bacchetta le pulizie di primavera, mentre raccontava la sua storia.

-Io e Quelverme ci siamo conosciuti a una presentazione del Bimby. Lui era il rappresentante e, appena l’ho visto, mi sono follemente innamorata…-

-Di lui?-aveva domandato Laluisa, applaudendo con lo straccio in mano, e spargendo così tutta la polvere in giro.

-Anche.- l’aveva fulminata con lo sguardo Lastregadisopra, poi aveva proseguito, con aria sognante:-e da quel momento la mia vita è cambiata: ho scoperto tante nuove ricette e ogni giorno potevo preparare nuovi manicaretti…-

-Un uomo fortunato!-aveva commentato Loziovescovo, a cui la perpetua cucinava solo brodini e verdure lesse.

-Eh, si sa, gli uomini van presi per la gola…-aveva aggiunto NonnaNenna, perdendosi nei ricordi dei bei tempi.

-Poi, quando ho smesso di allattare Tuttasuopadre, lui mi ha aiutato con lo svezzamento, anche se, certo, ogni volta c’era da pulire tutto…-

Presa da questo pensiero, Lastregadisopra aveva afferrato uno straccio e lo sgrassatore e si era messa a ripassare minuziosamente tutte le superfici già splendenti, dopo aver costretto tutti i a indossare le pattine.

-Anchemiei mi aiuta sempre con i bambini,-aveva commentato Tuttisuoi?.

-Minimo!-aveva aggiunto la Fulvia, allargando le braccia.

-Scusa,- era intervenuta Cheddolce, dubbiosa,- ma il tema di oggi non doveva essere “gli amori infelici”? Mi sembra che non ci siamo…-

Cheddonna le aveva allungato discretamente una pedata, appena un poco attutita dalla pattina che indossava sopra il tacco dodici. -Sssst! Lui se n’è andato!-

Ricordava molto bene la terribile scena di quasi quindici anni prima, quando Quelverme, seguito dalle sue valigie che rotolavano per le scale, aveva lasciato per sempre l’appartamento in cui aveva abitato con moglie e figlia.

Lastregadisopra aveva rivolto a Cheddolce uno sguardo dolente che, per un attimo, l’aveva fatta pentire di averle fatto quella domanda.

Poi, con la grandezza e lo spessore di certi personaggi pirandelliani, aveva guardato il suo pubblico, che la ascoltava in silenzio.

-È una storia triste, sì, che parla di un amore infelice, alla fine…-

-Perché lui se n’è andato?-aveva domandato L’altrozio, asciugandosi una lacrima col boa di struzzo che portava al collo.

-Perché Quelverme si è portato via il Bimby, ecco perché!-

E, imprecando a gran voce  Lastregadisopra aveva lasciato la sala, passando freneticamente il mocio dietro di sé.

 

 

 

 

 

 

Per tradizione, nel condominio di Cheddonna, le decorazioni natalizie venivano fatte l’otto dicembre. I primi anni  tutti i condomini, tranne Lastregadisopra, si erano incaricati a turno  di addobbare  il piccolo albero nell’atrio  e di appendere alla porta d’ingresso la ghirlanda con le pigne dorate e la scritta “merry Christmas”, ma col tempo l’interesse era scemato e l’anno precedente, passata la data fatidica, l’ingresso del palazzo appariva desolatamente buio e vuoto.

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Quella mattina Cheddonna  era stata svegliata dal suono del campanello.

Aprendo la porta, con sua grande sorpresa si era trovata davanti Lastregadisopra che, con un sorriso smagliante dipinto sul viso, le aveva teso un cestino di vimini intrecciato, colmo di fragranti cornetti appena sfornati.

“Per te, mia cara! Sai, oggi è #lagiornatadellagentilezza!” e, tra cori d’angeli e musiche celestiali, era ascesa di nuovo al piano attico, dove risiedeva, lasciando Cheddonna a bocca aperta.

“Cosa vuole quella rompiscatole? Non le basta battere con la scopa sul pavimento tutte le volte che sente il suono dell’interruttore  o lo sciacquone del bagno, di notte? Adesso viene addirittura a lamentarsi di persona?” era sbottato Miomarito, piuttosto seccato per essere stato svegliato all’alba.

“Ma caro, non dire così, oggi è #lagiornatadellagentilezza! Guarda cosa ci ha portato la nostra cara vicina!”

Nel frattempo IlPrincipe si era alzato e, adocchiato il cestino di cornetti fatti in casa, si era affrettato ad arraffarne un paio, ficcandoseli direttamente in bocca.

“Buoni, vero?” aveva commentato Cheddonna, un po’ contrariata dai modi poco urbani del figlio, ma decisa a non tradire per nessun motivo lo spirito della giornata.

“Uhm”aveva grugnito IlPrincipe,  evidentemente  ancora troppo assonnato per realizzare  che quella era #lagiornatadellagentilezza.

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