Per tradizione, nel condominio di Cheddonna, le decorazioni natalizie venivano fatte l’otto dicembre. I primi anni  tutti i condomini, tranne Lastregadisopra, si erano incaricati a turno  di addobbare  il piccolo albero nell’atrio  e di appendere alla porta d’ingresso la ghirlanda con le pigne dorate e la scritta “merry Christmas”, ma col tempo l’interesse era scemato e l’anno precedente, passata la data fatidica, l’ingresso del palazzo appariva desolatamente buio e vuoto.

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Quella mattina Cheddonna  era stata svegliata dal suono del campanello.

Aprendo la porta, con sua grande sorpresa si era trovata davanti Lastregadisopra che, con un sorriso smagliante dipinto sul viso, le aveva teso un cestino di vimini intrecciato, colmo di fragranti cornetti appena sfornati.

“Per te, mia cara! Sai, oggi è #lagiornatadellagentilezza!” e, tra cori d’angeli e musiche celestiali, era ascesa di nuovo al piano attico, dove risiedeva, lasciando Cheddonna a bocca aperta.

“Cosa vuole quella rompiscatole? Non le basta battere con la scopa sul pavimento tutte le volte che sente il suono dell’interruttore  o lo sciacquone del bagno, di notte? Adesso viene addirittura a lamentarsi di persona?” era sbottato Miomarito, piuttosto seccato per essere stato svegliato all’alba.

“Ma caro, non dire così, oggi è #lagiornatadellagentilezza! Guarda cosa ci ha portato la nostra cara vicina!”

Nel frattempo IlPrincipe si era alzato e, adocchiato il cestino di cornetti fatti in casa, si era affrettato ad arraffarne un paio, ficcandoseli direttamente in bocca.

“Buoni, vero?” aveva commentato Cheddonna, un po’ contrariata dai modi poco urbani del figlio, ma decisa a non tradire per nessun motivo lo spirito della giornata.

“Uhm”aveva grugnito IlPrincipe,  evidentemente  ancora troppo assonnato per realizzare  che quella era #lagiornatadellagentilezza.

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