Nella parrocchia di don Travet, dopo anni di assoluto immobilismo, erano in corso grandi cambiamenti.

Il giorno di Ognissanti, accanto al parroco, sull’altare, c’erano due nuovi sacerdoti: uno giovanissimo, di recente ordinazione, l’altro decisamente più anziano.

-Cari fratelli, -aveva esordito don Travet, guardando l’orologio, – vi presento i nuovi sacerdoti che da oggi in poi mi affiancheranno nella pastorale parrocchiale: don Tavor e don Jok. A. Jouer. Io non posso trattenermi perché ho un incontro con Sua Eccellenza Loziovescovo, perciò saranno loro a concelebrare la santa messa di oggi.

E, così dicendo, don Travet si era rapidamente eclissato, sfrecciando via sulla sua cabriolet nuova fiammante, non prima di essere passato dalla casa parrocchiale a prendere le mazze da golf.

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 Loziovescovo, ospite a casa di Cheddonna per il periodo delle festività, aveva voluto fare un’improvvisata al  suo segretario di un tempo, don Travet, che svolgeva attualmente la funzione di preposto nella parrocchia della nipote.

Accompagnato da quest’ultima,  si era recato all’ufficio parrocchiale, dove una targa in ottone informava gli utenti che il parroco sarebbe stato presente (preferibilmente su appuntamento) dalle 15 alle 17.

Loziovescovo aveva guardato l’orologio: le 17 e un minuto.

-Siamo certamente ancora in tempo!-aveva esclamato, prima di suonare il campanello, ed era rimasto  sulla soglia, in attesa che qualcuno venisse ad aprire.

Le luci, all’interno dell’ufficio, erano tutte spente, anche se Cheddonna avrebbe giurato di aver sentito un rumore di passi, all’interno.

-Strano, non risponde nessuno.-aveva considerato tra sé e sé Loziovescovo, -eppure l’orario di ricevimento è appena terminato…-

Di lì a poco, il rombo di un motore di grossa cilindrata, proveniente dal retro dell’edificio, aveva catturato l’attenzione di Cheddonna e de Loziovescovo. Poi l’auto, al cui volante c’era don Travet, aveva imboccato il vialetto di accesso, che passava proprio davanti al portone dell’ufficio parrocchiale e, alla vista delle due persone ferme davanti ad esso, aveva frenato bruscamente.

Il conducente aveva abbassato il finestrino e, avendo riconosciuto Loziovescovo, lo aveva salutato con calore:

-Eccellenza, che piacere rivederLa. Purtroppo devo scappare, ma mi farebbe molto piacere invitarLa a cena fuori, questa sera.-

-Eh, capisco, figliuolo, va’ pure. Immagino che sarai ancora impegnato con le benedizioni natalizie, con una parrocchia di queste dimensioni!-

Don Travet lo aveva guardato un po’ stupito, poi sul viso abbronzato era apparso un sorriso soddisfatto.

-Ma no, Eccellenza, per fortuna il problema delle benedizioni è acqua passata! Un collega del varesotto ha avuto una geniale idea, e io ho deciso di copiarla, così quest’anno, a novembre, ho distribuito un pratico kit per l’auto-benedizione, composto da una bottiglietta di acqua benedetta, un libriccino di preghiere, un lumino da accendere prima di iniziare e, naturalmente, una busta per le offerte. Fa-vo-lo-so! Non ha idea del tempo risparmiato!-

Cheddonna aveva annuito: anche lei aveva ricevuto quel kit che aveva mandato NonnaNenna su tutte le furie.

Loziovescovo era rimasto in silenzio, assorto.

-Un kit per l’auto-benedizione! Praticamente il fai-da-te della fede…-

Ripensava, incredulo, ai tempi in cui aveva conosciuto don Travet, allora giovane presbitero divenuto poi suo segretario personale, ai tanti momenti condivisi insieme. Poi, rivolto a Cheddonna:

-Non avrei mai pensato che quel ragazzo potesse fare una cosa del genere, lo avevo sottovalutato…-

Poi, illuminandosi:-Certo, si vedeva che aveva stoffa da vendere, ma ha superato ogni aspettativa! Vedrai, farà molta strada, credi a me!-

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