libroA Cheddonna leggere era sempre piaciuto. Fin da bambina, amava trascorrere il tempo calandosi in quei piccoli universi di carta e inchiostro capaci di trasportarla nel tempo e nello spazio, come su un tappeto volante.

Miomarito, a sua volta appassionato di libri, era solito regalarle spesso quelli che nel loro lessico famigliare erano “i fiori d’inchiostro”, al posto di quelli veri, perché non appassivano mai.

Quando IlPrincipe era piccolissimo, Cheddonna aveva cominciato a leggergli fiabe e libri illustrati, che egli ascoltava con la bocca aperta e lo sguardo attento. “Si impara da piccoli l’amore per la lettura” sosteneva quando sua sorella Cheddolce le faceva notare che, a sei mesi, i libri preferiti di un bambino sono per lo più quelli gommosi, che danno sollievo alle gengive.

Ma lei, imperterrita, aveva continuato a leggergli la fiaba della buona notte anche dopo che IlPrincipe aveva imparato a leggere. Era una sorta di piccolo, tenero rito tra loro due. Poi lui aveva continuato da solo, divorando la serie delle avventure del cane Scooby-doo, e della sua strampalata banda di amici.Fino a quando, piano piano, aveva smesso quasi completamente di leggere. Cheddonna non aveva mai capito perché.

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casa del nespolo“Oggi, invece di andare al mare, andremo a visitare Acireale, Aci Castello e Aci Trezza…”aveva esordito Cheddonna, la mattina a colazione.

“Lo sapevi, cara, che oltre a  quelle che hai citato vi sono altre quattro “Aci”? Aci Bonaccorsi, Aci san Filippo, Aci Sant’Antonio e Aci Catena.

Il mito racconta che la ninfa Galatea fosse innamorata del giovane Aci e che il  ciclope Polifemo, geloso, un giorno avesse cercato di attirare Galatea con le note del suo flauto, ma non essendoci riuscito, infuriato, avesse scagliato  un enorme masso contro i due amanti, uccidendo Aci. Lei, poi, secondo Ovidio, trasformò il sangue dell’amato nelle acque di un fiume: l’Aci, da cui prendono nome questi paesini”.

“Polifemo? quello stordito che, dopo che Ulisse l’aveva accecato, gridò ai suoi fratelli che era stato Nessuno? Un imbranato totale…” aveva commentato IlPrincipe, addentando la sua brioche con gelato.

“Sì, la leggenda dice che i faraglioni di Aci Trezza altro non siano che i macigni lanciati dal ciclope  a Ulisse in fuga…” aveva chiosato Miomarito.

“E proprio ad Aci Trezza sono ambientati ‘I Malavoglia’.Oggi andremo a visitare anche la casa del nespolo, che ospita un piccolo museo dedicato all’opera  di Giovanni Verga!”aveva aggiunto Cheddonna, raggiante. 

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